• “L’impianto va nella direzione giusta. Ora serve una vera riforma del fisco”

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    «Con il poco tempo a disposizione era difficile fare qualcosa di diverso, ma adesso bisogna attivarsi fin da subito per avviare una riforma del fisco complessiva». Questo è il commento sulla manovra di bilancio di Nicola Rossi, economista dell’Università Tor Vergata, componente del cda dell’Istituto Bruno Leoni e titolare di una proposta d’applicazione di una Flat tax al 25 percento.

    Professore, qual è il suo commento sulla manovra?

    «La presidente del Consiglio, in linea con quanto aveva annunciato in campagna elettorale, ha scelto la via della prudenza e della disciplina nella gestione della finanza pubblica. Se fosse una scelta politica, come mi auguro, ora sarei curioso di sapere quali saranno i passaggi successivi. Alcune cose fatte sono bandierine che annunciano interventi più di sostanza: io credo che sia necessario non aspettare la prossima estate per cominciare a parlare, ad esempio, di riforma fiscale e previdenziale, interventi che richiedono calma e tempo per essere ponderati».

    Adesso che cosa si aspetta come prossime mosse?

    «Se la scelta è quella della stabilità finanziaria come punto cardine, mi aspetto che il ministro dell’Economia si metta a lavorare sulla questione della revisione della spesa, questo è fondamentale per trovare all’interno del bilancio le risorse per fare le cose più importanti».

    In manovra sono state introdotte due Flat tax per le partite Iva, cosa ne pensa?

    «Quello che è stato fatto non c’entra niente con una vera Flat tax. Più che altro è un regime fiscale di vantaggio per le partite Iva che rende ancora più complesso un sistema che ha già parecchi problemi. Si dovrebbe, invece, ragionare su una riforma complessiva che ridisegni il fisco per renderlo più semplice ed equo».

    Tra i provvedimenti c’è stato un taglio del cuneo fiscale che ha concentrato le risorse sui redditi più bassi. Non crede sarebbe stato necessario un intervento più incisivo e, magari, ampliare la platea dei beneficiari?

    «In mancanza di risorse, mi sembra logico che cominciare dai redditi più bassi. Però, quando si metterà mano a una riforma più complessiva del fisco, allora ci dovrà essere spazio per un trattamento equo di tutte le categorie di contribuenti».

    Tra i provvedimenti, in ambito pensionistico, anche l’avvento di Quota 103…

    «Noto che sulle pensioni c’è un’attenzione esclusiva all’età di uscita, ma credo sia una faccenda fuorviante. La presidente Giorgia Meloni sa bene come il vero nodo sia che, chi andrà in pensione tra qualche lustro, avrà assegni tanto bassi da costituire un problema. Una riflessione complessiva quindi è utile, oltre che urgente. Occorre evitare, inoltre, che persone con carriere lavorative simili vadano incontro a trattamenti completamente diversi».

    Tra le grandi novità della manovra c’è sicuramente la revisione del Reddito di cittadinanza per i cosiddetti occupabili. Crede che la strada intrapresa sia quella giusta?

    «Penso che sia un approccio condivisibile. Sul reddito la mia convinzione è che sia una norma malscritta, da riscrivere. Un po’ più di rigidità nei confronti di chi si pone la domanda se lavorare o no perché c’è il reddito di cittadinanza non penso debba sconvolgere nessuno. Fermo restando che l’obbiettivo non può che essere un intervento organico sulle politiche attive del lavoro».


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