Lina Sastri apre il Campania Teatro con il ricordo del fratello

Giu 11, 2022

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    NAPOLI – Sulle note di Massenet e Mozart col duo di Ciro Cascino e Gennaro Desiderio e la lettura drammatizzata de ‘La mancanza’ di Lina Sastri, che l’attrice ha scritto sulla malattia e sulla morte del fratello Carmine, si è aperto, nel cortile del Palazzo Reale di Capodimonte, il Campania Teatro Festival con i suoi circa 140 appuntamenti sino al 12 luglio. E’, come la stessa Sastri dice alla fine, “un diario scritto nel tempo in cui è tutto vero, testimonianza del dolore e di una perdita”, che comincia nel 2013 con una corsa notturna in ospedale per accompagnare il fratello che viene ricoverato per quella che si rivelerà un’emorragia cerebrale, che lo lascerà menomato. Poi ecco anche un cancro che lo colpisce nel 2017, per arrivare al gennaio 2021 con la morte per Covid in un reparto dove nessuno può entrare, mentre sono vietati anche i funerali: “Non è umano non poter onorare i propri morti, è una cosa atroce”. Sastri racconta di questo fratello con cui aveva pochissima frequentazione prima che stesse male, anche perché era un “pirata, un peter pan” sempre in viaggio, “elegante, bello, pieno di donne e amante dell’avventura, latitante dalla vita e dalle responsabiltà”, e che invece le suscita grande tenerezza e senso di impotenza, portandola a sentirsi sorella e madre e a occuparsene e sostenerlo sino alla fine. Quella che legge, a parte momenti di vero e proprio racconto della malattia e del dolore, è una lettera a Carmine che deve fare i conti con la sua nuova realtà, per invitarlo a cogliere l’opportunità di una nuova vita, anche per i suoi quattro figli che hanno bisogno di un padre e che lo aiutano in un ristorante che ha aperto. Un continuo ricordargli di vivere il presente e lasciarsi alle spalle quel che è stato, e assieme la scoperta della vitalità, la curiosità, l’intelligenza del fratello che comincia a appassionarsi alla musica, a amare tantissimo Mozart, e alla storia e bellezza di Napoli, che, passeggiando al braccio della sorella, le racconta affascinandola. E sono questi brevi inserti, in cui dà voce al fratello, in cui Sastri diventa davvero evocatrice, mostra stupore e meraviglia nei toni della voce che prende anche la verità del suono del napoletano. Un doloroso raccontare, cui un poco più di scrittura e struttura teatrale avrebbe giovato al ritmo e all’emozione, un rievocare che è insieme una confessione d’amore per Carmine, cercando di colmarne l’assenza, sino a un finale fantastico in cui, pur di parlare ancora con lui, cerca di farlo al telefono e, mentre parla, viene investita da un’auto col telefono che scivola sull’asfalto e, dopo poco, suona e sul display appare il nome di Carmine. In una nota che fa da programma di sala, in cui è anche la foto di lei e Carmine bambini, Lina Sastri dice che “il racconto ogni tanto si fa visione perché nasce da una necessità. Che vorrebbe diventare un cortometraggio. Un breve filmato che parla per immagini. Dove il racconto è la voce fuori campo che commenta le immagini, E quindi, ogni tanto, si esce dal soggettivo personale, per guardare tutto da fuori, come una prospettiva oggettiva e on più soggettiva”.


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