L’infetto è il radical chic Macron. Ma il virus non puniva i sovranisti?

Dic 18, 2020

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    Due immagini rimbalzano nitide nella mente. La prima è la maratona di Enrico Mentana in occasione delle presidenziali francesi: mi sovviene la diretta della camminata trionfale di Emmanuel Macron sulle note dell’Inno alla gioia per il giubilo dei radical chic d’Europa. I media italiani erano lì ad adorarlo eccitati, subito pronti alla causa di beatificazione. L’altro ricordo è un recente articolo pubblicato sulla Stampa alla notizia della positività al coronavirus del “megalomane dell’America First”, cioè Donald Trump. L’accusa era più o meno questa: il contagio del Tycoon non è casuale né una eventualità che “avrebbe potuto capitare a chiunque”. Insomma: “il virus contagia i sovranisti”, come se fosse un angelo della morte mandato dai progressisti. Direte: che c’azzeccano i due fatti? C’entrano eccome. Perché ieri con uno scarno comunicato il presidente francese ha annunciato di aver contratto il virus, ma stavolta nessuno s’è azzardato a dire che la punizione divina di Covid-19 s’è abbattuta sul reginetto dei “buoni” per un qualche errore personale. O per le sue posizioni politiche. Stavolta è colpa del Fato e tanti saluti al moralismo.

    Eppure Emmanuel da qualche parte quel virus se lo sarà beccato. Ha indossato correttamente la mascherina? L’ha sempre messa anche nelle segrete stanze dell’Eliseo o solo a favor di telecamera? Ha tutelato la non più giovanissima moglie Brigitte, ormai alle soglie della fascia a rischio? Il contagio che s’era “fatto beffe” delle frontiere di Trump, che secondo i perbenisti era penetrato nello studio ovale tipo punizione divina, stavolta ha colpito il simbolo dell’europeismo. E i media come hanno reagito? Loro che avevano condannato i quattro puzzoni dell’Ave Maria (Donald, Bolsonaro, Lukaš?nko e Boris Johnson), che diranno della positività di Macron? Nulla. Una notiziola e via. Al massimo qualche informazione sulla preoccupazione degli altri leader mondiali incontrati negli ultimi giorni.

    Nessuno però osa dire che di questi tempi Macron avrebbe forse potuto mostrare un po’ più di cautela e magari preferire le riunioni online agli abbracci mascherati delle ultime ore. Repubblica, che a The Donald dedicò ampio spazio, stamattina sulla pagina online rifila il pezzo sul Macron-poco-prudente in basso a destra, in una posizione praticamente invisibile. Non sia mai. La Stampa, quella del “virus che contagia i sovranisti“, fa lo stesso: sul web nasconde la notizia, come se si fosse già esaurita, e nell’edizione cartacea fa giusto accenno a qualche “polemicuccia” sull’ipotesi che Sua Santità Emmanuel possa aver sbagliato qualcosa. Senza concedergli neppure un buchetto in prima pagina.

    Eppure non solo Macron è stato al Consiglio europeo della scorsa settimana a Bruxelles con tutti i leader europei. Non solo ha pranzato con il premier spagnolo Pedro Sanchez e con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Non solo s’è attovagliato con Antonio Costa, primo ministro portoghese, e con Ursula von der Leyen. Mercoledì sera infatti il santissimo inquilino dell’Eliseo ha organizzato una cena fino a notte tarda con una decina di uomini della maggioranza, violando di fatto le regole previste dalle norme nazionali che suggeriscono al massimo sei commensali e il coprifuoco alle 20. Qualcuno l’ha stigmatizzato in Italia? Macché

    L’informazione è stata data, ma senza troppo risalto né editoriali accalorati. Anzi: tutti a sottolineare che i partecipanti erano così lontani da “parlarsi col microfono”. Ma dai! Il Corriere s’è limitato a un richiamino in prima. Repubblica manco quello. Sulla violazione della “regola del 6” c’è pure chi ha scritto che “gli obblighi di un capo di Stato non sono quelli di un normale cittadino”. Chiaro? “Io sono io e voi non contate un…”. Ricordate quanto casino uscì per la cerimonia della nomina della giudice Barret alla Corte Suprema Usa? Non ci saremmo aspettati mai lo stesso trattamento anche per Macron. Non siamo sciocchi. Ma qualche reprimenda in più magari sì. O anche soltanto un piccolo mea culpa radical chic. Proviamo a suggerire un testo da ripetere in stile penitenza: “Ci siamo sbagliati, il virus non colpisce solo i sovranisti ma tutti quanti. Smetteremo di politicizzare il contagio”.



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