• L’insicurezza e l’intempestività: cosa dicono le lettere di Letta

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    Nella scrittura (clicca qui) del segretario del Pd, Enrico Letta, emerge immediatamente una notevole distanza tra una parola e l’altra, caratteristica che può rallentare il pensiero per la troppa critica soggettiva, dando luogo a interventi oltremodo soppesati che rischiano di pregiudicare l’obiettività a causa d’insicurezza emotiva.

    Le aste rivolte a sinistra in alcune lettere, come le “g” e le “p”, rivelano qualche problema irrisolto nel passato che gli crea perplessità e mancanza di tempestività. Tuttavia, Enrico Letta possiede ottime capacità didattiche, per cui sarebbe un buon “esegeta” ossia commentatore capace nell’ambito universitario di conquistare posizioni di rilievo (vedi scrittura chiara e note estetiche, come nelle lettere “b” e “g”).

    La struttura psicologica è anche fautrice di incertezze e lungaggini che lo rendono un po’ indeciso e fragile nell’affrontare problematiche complesse, frustrazioni e delusioni che la vita politica necessariamente comporta.

    A ciò va anche aggiunto il fatto che sia la stabilità dell’umore, sia la tempestività non fanno parte delle peculiarità del suo carattere e potrebbero creargli incostanza di rendimento, ma soprattutto mancanza di decisionalità.

    È proprio questa insicurezza emotiva e il tipo di pensiero cavilloso che potrebbero fargli commettere errori di valutazione specie nei rapporti interpersonali.

    La firma, essenziale nelle forme e con due iniziali che si differenziano notevolmente dalle lettere successive, segnala quanto sia stato importante in passato, e forse lo è tuttora, il casato dove egli trovava la spinta e il sostegno necessari per buttarsi nella mischia politica. Attenzione, però, poiché si tratta di una scelta compensatoria.

    Dallo scritto sembra anche di poter intuire una sua vibrante passione per la musica o per l’arte in genere, che, se non realmente applicata, viene comunque utilizzate come strumento di distensione e di ricarica.


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