“L’intesa e vicina”. Ma in maggioranza manca la quadra sul sostegno a Kiev

Giu 20, 2022

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    A poche ore dall’ingresso di Mario Draghi in parlamento per la risoluzione sull’Ucraina, la maggioranza sembra aver trovato un’intesa di massima. Ma mancano ancora i dettagli, quelli che richiederanno l’ultimo sforzo ai capigruppo per trovare la quadra definitiva. Per esempio, fondamentalmente, manca la chiave corretta per formulare quel coinvolgimento del parlamento che ha tenuto in stand-by la maggioranza negli ultimi giorni.

    L’incontro tra i gruppi del governo è durato oltre 6 ore: un vertice fiume per mettere a punto un documento unitario in vista del voto di domani a seguito delle comunicazioni di Mario Draghi a poche ore dal prossimo Consiglio europeo. I partiti sono apparsi fiduciosi e convinti che per domattina si sarà trovata la quadra per chiudere l’accordo che rimane vincolato, al momento, al tipo di riferimento normativo da accompagnare all’impegno del governo a rendere partecipi le Camere delle scelte legate alla crisi in Ucraina.

    Fonti vicine alla maggioranza raccontano che su questo punto sono stati fatti numerosi tentativi per chiudere il discorso già oggi ma ognuno di questi è andato a vuoto. Alla luce dell’impossibilità di raggiungere un punto di contatto valido per tutti i partiti, si è deciso di aggiornare la seduta a domani in attesa, si spiega, di “approfondimenti tecnici” per capire come mettere nero su bianco l’intesa. Maggioranza e governo si sono riaggiornati a domattina alle 8.30 per chiudere in tempo prima dell’avvio delle comunicazioni del premier in Senato, previste alle 15.

    Una considerazione di massima che potrebbe andare bene per tutti è stata trovata ipotizzando di fare un generico riferimento alla “normativa vigente” per indicare le modalità con cui coinvolgere il Parlamento mentre l’esecutivo, viene spiegato da diversi presenti, preferirebbe che fosse esplicitamente indicato il riferimento al decreto numero 14 del 2022. Si tratta del primo decreto con gli aiuti e l’ok all’invio di armi all’Ucraina che non implicherebbe, in sostanza, che le Camere vengano necessariamente informate prima degli invii di armi.


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