• L’inverno della morte rossa, thriller tra i benedettini

    Condividi l'articolo

    (ANSA) – ROMA, 21 SET – L’INVERNO DELLA MORTE ROSSA – PIERPAOLO BRUNOLDI E ANTONIO SANTORO (Newton Compton Editori, 281 pp, 12 euro).
        L’inverno della morte rossa ha l’ambientazione suggestiva nella valle dell’Aniene, tra le vette innevate dei Monti Simbruini. È qui che nel 527 d.C. si svolge l’azione del romanzo. Pierpaolo Brunoldi e Antonio Santoro tornano in libreria con un thriller ambientato nella neonata comunità di Benedetto da Norcia.
        Gran parte dell’Italia è governata dai goti, guidati dalla regina Amalasunta, figlia di Teodorico il Grande. Roma è in piena decadenza, l’eredità della repubblica e dell’impero sono solo un amaro ricordo. Il senato romano è una sentina di vizi e corruzione. Sulla cattedra di san Pietro siede papa Felice IV.
        Ed è proprio sotto il suo pontificato, ma lontano tanto dalla corte pontificia di Roma, quanto da quella reale di Ravenna che avviene uno degli eventi di maggior rilievo di quegli anni: nasce il monachesimo occidentale. A dargli vita è un giovane nobile, appartenente secondo alcune fonti all’antica famiglia degli Anici. Il suo nome è Benedetto da Norcia. Egli fuggito da Roma, che disprezza come una volgare cortigiana, fonda nella valle dell’Aniene, tra le nevi dei monti Simbruini, una comunità di monaci alla ricerca dell’autentico contatto con Dio, lontano dal frastuono del mondo.
        È in questo contesto che i due autori calano la loro storia d’invenzione. Infatti, come sempre accade per il genere del thriller storico, vicende frutto di fantasia incrociano altre storicamente determinate; personaggi fittizi agiscono al fianco di altri realmente esistiti e tutto si intreccia in un compatto amalgama che è il sugo saporito di questo tipo di narrazione. La storia prende avvio dalla misteriosa morte di uno dei monaci, il cui corpo straziato tinge di rosso la neve di quei monti solitari generando ostilità e sospetti nella comunità dei religiosi. Vengono inviati a indagare due uomini: il valente guerriero goto Optari e il colto senatore romano Tiberio. I due uomini, tra loro diversissimi, si troveranno a dover superare diffidenze e reciproci pregiudizi per acciuffare l’astuto assassino che sta seminando il terrore tra i monaci. Il romanzo si caratterizza per un ottimo ritmo narrativo e personaggi carismatici che ne popolano le vicende. Tra tutti, oltre i due protagonisti, spicca la figura del futuro santo. Benedetto da Norcia ci viene presentato tra luci e ombre: da un lato il mistico che rivoluziona la storia della Chiesa, dall’altro il leader inflessibile che non risparmia feroci punizioni ai seguaci.
        È d’indubbio fascino anche il periodo storico scelto dai due autori per ambientare la loro storia. Siamo all’alba del Medioevo, o come alcuni preferiscono dire nella coda del Tardo Antico. Roma e il suo retaggio sono ormai gusci vuoti, polverose vestigia di una gloria irrecuperabile. Tuttavia, il nuovo mondo, che si sarebbe più tardi delineato con vigore, stenta ancora ad affacciarsi. Ovunque domina un profondo senso di incertezza e precarietà che, a detta degli autori, rimanda molto al nostro presente. Un fatto è certo: il romanzo è accattivante e tiene sino all’ultimo con il fiato sospeso. (ANSA).
       


    Fonte originale: Leggi ora la fonte