L’Italia valuta l’allarme gas, riunione in settimana

Giu 17, 2022

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    Se il taglio della fornitura di gas dalla Russia continuerà, dalla prossima settimana il ministero della Transizione ecologica potrebbe alzare il livello di crisi del sistema gasiero nazionale, da preallarme ad allarme: la valutazione sarà fatta a metà della prossima settimana dopo un monitoraggio di quanto accadrà in questi giorni.

    Si tratterebbe di un gradino di maggiore attenzione ma non ci sarebbero misure eccezionali, come tagli di forniture alle centrali elettriche e alle industrie, utilizzo degli stoccaggi, soglie di temperatura per le caldaie (non d’estate, naturalmente). Queste misure scatterebbero solo se fosse dichiarato lo stato di emergenza, che però al momento non è in vista. Al momento, come emerge dai dati che mostrano una richiesta giornaliera di 155 milioni di metri cubi a fronte di 195 milioni di metri cubi disponibili, il sistema regge. E a frenare gli stoccaggi più che le quantità importate sono i prezzi. Se scattasse il livello di allarme, il Ministero della Transizione Ecologica potrebbe chiedere a Snam, il principale trasportatore di metano nel paese, di chiedere a sua volta alle industrie di ridurre volontariamente i loro consumi, come prevedono i contratti di fornitura. Per il resto, non cambierebbe nulla rispetto al livello di preallarme. Il MiTE (che ricevuto la competenza sull’energia dal Mise) sta monitorando al momento il flusso di gas, in costante contatto con i principali operatori del settore, Snam ed Eni in testa.

    “C’è un gruppo di monitoraggio con gli operatori, ci sentiamo quattro o cinque volte al giorno – ha detto giovedì il ministro, Roberto Cingolani -. Abbiamo tutte le contromisure pronte. Ma la prima cosa da capire è se questa diminuzione si stabilizza o se è solo un episodio. Vediamo cosa succede nei prossimi tre giorni, e poi la settimana prossima decideremo”. Il “Piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale”, contenuto nel decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 18 dicembre 2019, prevede che in caso di preallarme e allarme non venga attivata “alcuna misura non di mercato, essendo demandate agli operatori (le società energetiche, n.d.r.) le azioni di mercato più opportune a permettere il ripristino tempestivo di una situazione di normalità”.

    Queste misure, a carico di Eni e altri operatori, sono “aumento delle importazioni, utilizzando la flessibilità dei contratti in essere”; “riduzione della domanda di gas derivante da contratti interrompibili di natura commerciale”; “l’impiego di combustibili di sostituzione alternativi negli impianti industriali”. Oltre a queste tre misure, si legge nel Piano, al livello di allarme il MiTE può chiedere anche all’impresa maggiore di trasporto (la Snam) di “attivare i contratti eventualmente stipulati per la riduzione della domanda gas, basati sulle misure di contenimento volontario della domanda da parte dei clienti finali industriali”. 

    A fronte di una richiesta giornaliera di gas da parte di Eni pari a circa 63 mln di metri cubi, Gazprom ha comunicato che fornirà solo il 50% di quanto richiesto (con quantità effettive consegnate pressoché invariate rispetto ieri). Lo comunica Eni. Ieri a fronte delle richieste effettuate dalla compagnia italiana Gazprom aveva comunicato che avrebbe consegnato solo il 65% delle forniture.

    Il sistema italiano del gas si regge in equilibrio superando le difficoltà legate all’approvvigionamento temporaneo di metano russo. Complici anche le alte temperature, a fronte di una domanda prevista di 155 milioni di metri cubi è disponibile un’offerta di 195 milioni. Il disavanzo viene destinato in parte agli stoccaggi (23 milioni di metri cubi) e in parte alle esportazioni. A frenare sugli stoccaggi non è infatti la disponibilità ma il costo della materia prima, che induce gli operatori ad aspettare quotazioni del gas più convenienti.

    Si conferma anche oggi il sorpasso in atto da alcuni mesi delle importazioni di gas dall’Algeria su quelle dalla Russia. Secondo le previsioni commerciali indicate sul sito di Snam, da Tarvisio (Udine) è previsto un ingresso di 34,78 milioni di metri cubi di gas russo, da Mazara del Vallo (Trapani) di 64,3 milioni di metri cubi di gas algerino e da Melendugno (Lecce), di 28,4 milioni dall’Azerbaijan. Inferiori i flussi da Passo Gries (Verbania, 3,4 milioni mc) per lo stop in Germania e da Gela (8,3 milioni mc di gas libico). Determinante l’apporto dei rigassificatori di Panigaglia (La Spezia, 11,2 milioni mc), Cavarzere (Rovigo, 26,5 milioni mc) e Livorno (9,7 milioni mc), a cui si sommano 8 ,5 milioni di prooduzione nazionale.

    La Francia non riceve più il gas russo via gasdotto. Lo annuncia l’operatore di sistema GRTgaz.
    L’operatore del sistema di trasporto del gas francese GRTgaz ha annunciato venerdì che dal 15 giugno non riceve più il gas russo via gasdotto, con “l’interruzione del flusso fisico tra Francia e Germania”. Negli ultimi giorni, il gigante russo Gazprom ha ridotto notevolmente le sue forniture ai Paesi europei, in particolare alla Germania attraverso il gasdotto Nord Stream 1, che avrebbe potuto causare l’interruzione delle forniture alla Francia. Tuttavia, l’operatore francese ha rassicurato che le scorte francesi sono piene al 56%, rispetto al 50% abituale nello stesso periodo.

    “Il vicecancelliere Habeck ha definito gli annunci della stretta di Gazprom come una decisione politica e il cancelliere condivide questo giudizio”. Lo ha detto la portavoce del Bundeskanzler, Christiane Hoffman, rispondendo a una domanda alla conferenza stampa di governo a Berlino. “Sulla riparazione della turbina Siemens Energy ha rilasciato una dichiarazione, e questa circostanza non giustifica una riduzione del gas di questa portata”, ha affermato il portavoce del ministero dell’Economia Haufe. Gazprom ha annunciato di ridurre le consegne di gas del 60% alla Germania, attraverso Nord Stream 1.

    “La circostanza che la Francia non riceva più gas da Gazprom non è il frutto di una nuova decisione, ma dipende dalla stretta del gruppo russo sulla Germania”. Lo ha detto il portavoce del ministero dell’Economia e del Clima tedesco, Gabriel Haufe, rispondendo in conferenza stampa alla domanda di un giornalista che chiedeva se Berlino si aspetti un’analoga riduzione a zero del gas russo. Fino ad ora nessun Paese ha fatto ricorso al meccanismo di solidarietà.

    “Sulla base del nostro scambio con le autorità nazionali attraverso il gruppo di coordinamento del gas, non vi è alcuna indicazione di un rischio immediato di sicurezza degli approvvigionamenti, ma continuiamo a monitorare la situazione molto da vicino e rimaniamo in stretto contatto con le autorità nazionali dei Paesi colpiti”. Lo afferma un portavoce della Commissione europea in merito alle nuove riduzioni delle forniture di gas russo ad alcuni Stati membri dell’Ue.

    Hanno raggiunto il record di sempre le importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) in Europa nei primi 5 mesi dell’anno. E’ quando rileva la piattaforma indipendente European Gas Hub che indica per lo scorso mese di aprile una media giornaliera di 16,5 miliardi di piedi cubi (0,47 miliardi di metri cubi) con punte di 19 miliardi (0,54 mld metri cubi). In gennaio la media giornaliera è stata di 15 miliardi di piedi cubi, in febbraio di 13,8 e in marzo di 14,5. Quanto allo scorso mese di maggio il dato medio giornaliero è stato di 15,5 miliardi di piedi cubi. Nel 2021 non è mai stata superata la media giornaliera mensile di 12,5 miliardi di piedi cubi, con una media giornaliera annua di 8,79 miliardi di pedi cubi.


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