“Lo sciopero dei giudici? Molti si sentono lontani”

Mag 15, 2022

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    Il silenzio quasi totale sui referendum sulla giustizia non è un caso, dice Luca Palamara: «Se ne parla poco – dice l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati – per impedire una partecipazione attiva dei cittadini su temi che invece per l’opinione pubblica sono cruciali. I referendum potrebbero essere la leva per spingere la politica a intervenire su problemi come la separazione delle carriere o l’ingiusta detenzione, o per capire come viene davvero esercitata la giustizia in questo paese. È per impedire che questi nodi vengano affrontati che si è scelto di parlare il meno possibile dei referendum».

    Intanto l’Anm chiama allo sciopero per domani i magistrati contro la riforma della giustizia del ministro Cartabia. Che adesione si aspetta?

    «É difficile fare previsioni, i magistrati vanno convinti uno per uno. La cosa certa è che molti di loro si sentono lontani dalle tematiche agitate dall’Anm, e che la magistratura è divisa come non mai. Tanti magistrati non si ritrovano più nei sistemi tradizionali, hanno capito i guasti del sistema e non ci stanno più ad essere omologati ad esso».

    L’Anm dipinge la riforma Cartabia come un mostro anticostituzionale. Non è così?

    «No, e lo sanno tutti. Pensiamo solo alle novità sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura. Se l’obiettivo era riportare alla normalità i rapporti tra politica e magistratura è chiaro che non è questa riforma a poterlo raggiungere».

    L’Anm contesta i sistemi di valutazione dei magistrati, parla di «pagelle».

    «L’idea che il lavoro di un magistrato non possa essere soggetto ad alcun tipo di valutazione è inaccettabile per qualunque cittadino normale. Certo, senza intaccare autonomia e indipendenza».

    Eppure la Cartabia era partita bene, poi ha annacquato tutto strada facendo. Perché la politica ha così paura della reazione delle toghe?

    «Alla fine scatta l’istinto di non invadere il campo altrui, anche perché la reazione possono essere indagini della magistratura che a loro volta attacchino la politica. Così si sceglie la strada della composizione bonaria, dell’accordo. Ma intanto i problemi non vengono affrontati».

    C’è finalmente un limite al passaggio dei giudici in politica.

    «I problemi sono altri. La gente avrebbe il diritto di sapere come accade, in base a quali criteri, che un magistrato venga scelto da un ministro per un incarico politico ben retribuito. L’attuale presidente dell’Anm era il capo di gabinetto del ministro Orlando e adesso sciopera contro il governo di cui Orlando fa parte. Secondo me lo fa solo per far vedere ai suoi iscritti che ha fatto qualcosa».

    Però il prossimo Csm verrà eletto con un sistema diverso.

    «Non cambierà niente. Anche le prossime elezioni saranno dominate dal sistema delle correnti, saranno le correnti a decidere chi farà parte del prossimo Consiglio superiore. Che non si voglia cambiare niente lo dimostrano anche le ultime nomine, dominate anche esse da logiche correntizie. Senza nulla togliere al valore di Giovanni Melillo, è chiaro che la sua nomina alla Procura nazionale antimafia ha sacrificato chi del sistema non faceva parte come Nicola Gratteri. Il sistema non cambia, le correnti si accordano e il resto del Csm si accoda. Solo il sorteggio può spezzare lo strapotere delle correnti».

    L’Anm dice che è incostituzionale.

    «La linea dell’Anm finora è stata di nascondere sotto la polvere quanto è accaduto in questi anni. Perché tanti magistrati che hanno partecipato alle nomine non raccontano la verità su come si sono rapportati con la politica? Sarebbe l’unico modo per girare pagina, invece stanno tutti zitti. In una intervista al Giornale Edmondo Bruti Liberati ha definito penosa la vicenda dell’Hotel Champagne. Se volessi essere rude gli direi che era penosa la sua visita al Csm per chiederci di non confermare il suo vice Alfredo Robledo. Tutto è penoso a seconda dei punti di vista».


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