• Lo spoils system giallorosso e l’ambasciatore in Qatar

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    Il tanto vituperato «spoil system» è più affine al centrosinistra, che oggi lo critica, che al centrodestra. È un fatto noto, e soltanto la sfrontatezza della gauche caviar può arrivare a negarlo. Tanto affine – questo rapporto – che spesso si declina sul gong temporale. Facciamo un caso che può risultare di specie. Il 18 ottobre 2022 Paolo Toschi diviene a tutti gli effetti l’ambasciatore italiano in Qatar. Il governo Draghi, ormai dimissionario, era in piena gestione degli affari correnti, mentre le elezioni politiche avevano già consegnato un messaggio chiaro. Quelle stesse elezioni che, come più o meno tutti pronosticavano da mesi, avrebbero accompagnato i giallorossi verso gli scranni dell’opposizione. Ma per una nomina o molte di più il momento può sembrare sempre buono. Paolo Toschi, che ha una carriera di diplomatico di tutto rispetto, è di Ferrara, come l’ex ministro della Cultura Dario Franceschini (nella foto). E proprio del politico dem Foschi è stato Consigliere diplomatico a partire dal 13 febbraio del 2021. È politica, certo. E nel caso del Paese della penisola araba pure geopolitica. La proposta delle nomine degli ambasciatori spetta al ministro degli Esteri, che in quella fase era ancora Luigi Di Maio, oggi in predicato di divenire inviato speciale dell’Ue nei Paesi del Golfo. Di Maio che aveva tentato l’accoppiata elettorale col Pd, senza successo, con il suo «Impegno civico», poi scomparendo.

    Un caso di successione sul filo di lana, per farla breve, con Giorgia Meloni vicinissima ad entrare in carica come premier, come poi sarebbe successo il 22 ottobre. Prima di Toschi, l’ambasciatore italiano in Qatar era Alessandro Prunas, che ha salutato l’incarico a Doha tramite post social il 9 ottobre del 2022. Tra le varie attività compiute da quest’altro diplomatico, la presenza alla consegna da Fincantieri al Qatar del pattugliatore «Sheraouh», in relazione a un progetto ben più ampio. Il tutto allo stabilimento di Maggiano, a La Spezia, con la presenza dell’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini, nello scorso mese di luglio. Tutto legittimo – sia chiaro – e nessun collegamento da parte di alcuno con il chiacchieratissimo «Qatargate». Ma la vicenda è interessante: la sede dell’ambasciata sarebbe potuta restare vacante, come accade, ma la decisione è stata quella di procedere con la nuova nomina, prima che una nuova maggioranza potesse fare le sue di mosse. Il quotidiano La Verità avrebbe poi accostato Alessandro Prunas, sempre ad ottobre, ad un incarico in Fincantieri.

    Rispetto all’avvicendamento, si citerà l’ interesse nazionale. Come sarebbe stato possibile, del resto, che l’Italia non venisse rappresentata da un ambasciatore in Qatar, seppur per un periodo che sarebbe potuto essere davvero breve? Considerati pure i buoni rapporti innestati con il Paese della penisola araba, in tutti gli anni in cui il Pd ha governato da noi. E poi – si aggiungerà – è «spoil system».


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