• Lo spritz di Zinga, i sindacati No pass e il disastro Conte. Sul Covid la sinistra scorda le sue colpe

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    L’ultima arma di questa sgangherata ma agguerrita campagna elettorale contro il centrodestra è il reato di strage ipotetica. Andrea Crisanti, virologo star e ora candidato del Partito Democratico come capolista nella circoscrizione Europa, ha sparato una boiata pazzesca. Sesquipedale. Una roba da terrorismo psicologico, ma che, soprattutto, apre un nuovo fronte nelle fake news da elezioni agostane. E forse solo un colpo di sole potrebbe spiegare la sbandata. «Salvini invece di criticare la mia candidatura con il Pd dovrebbe pensare a tutti gli errori di valutazione che ha commesso, sia in politica estera che sulla sanità pubblica. Se fossimo stati nelle sue mani ora ci sarebbero 300mila vittime di Covid al posto di 140mila», ha sentenziato due giorni fa in preda al delirio da prestazione elettorale.

    Ora, a prescindere dal fatto che i morti di Coronavirus ieri erano più di 175mila e non 140mila – cosa volete che siano 30mila vittime per uno in campagna elettorale, i defunti non votano mica (almeno in teoria) -, a prescindere dal fatto che Lega e Forza Italia hanno fatto parte di un governo che ha messo in atto una delle politiche vacciniste più incisive d’Europa se non del mondo (giustamente, e da queste colonne lo abbiamo sempre scritto), ecco adesso che ci siamo stufati di prescindere, possiamo dire che è una dichiarazione che fa schifo?

    Definire sciacallaggio la sortita di Crisanti è financo limitante. Non è neppure un fallo di reazione, è un fallo da frustrazione. Perché non si basa su dati di fatto, ma sui pregiudizi di un candidato che si spaccia per divulgatore scientifico e invece è solo uno spacciatore di propaganda mediocre. Certo esiste una parte della destra estrema – minima e residuale – che ha osteggiato i vaccini e che a dirla tutta Meloni e Salvini non hanno condannato. Ma non si può dimenticare l’atteggiamento iniziale del Pd e, soprattutto, la natura fortemente No Vax dei Cinque Stelle loro amati alleati. E non si può negare che a marzo del 2020 i primi governatori a lanciare l’allarme sulla portata della pandemia – tra gli sberleffi generali – furono proprio quelli di centrodestra. E Crisanti, che ha lavorato per Luca Zaia (uno dei più attivi nel contrasto al Covid) al famoso modello di Vo’ Euganeo, dovrebbe saperlo bene. A meno che non soffra di amnesie o – più probabilmente – sia in malafede. La sciagurata campagna #milanononsiferma – siamo alla fine di febbraio 2020 – era sponsorizzata da Beppe Sala, non da Matteo Salvini. Il 27 dello stesso mese Nicola Zingaretti twittava: «Ci vediamo questa sera a Milano! Ho aderito alla mobilitazione lanciata dal PdMilano #MilanoNonSiFerma» e, ahinoi, sappiamo tutti che è stato un focolaio più che un happy hour.

    Proprio negli stessi giorni, il governatore Attilio Fontana, dopo un contatto diretto con un positivo, si presentava in video con la mascherina. Cioè quell’oggetto che, purtroppo, per almeno due anni sarebbe stato di utilizzo quotidiano. Fu travolto da insulti e sfottó, tutti del Pd, quello che ora candida Crisanti. A rileggerli si prova imbarazzo per loro. L’ex segretario del Pd Maurizio Martina non ha il minimo dubbio nella condanna: «Le istituzioni devono dare un segno di equilibrio e compostezza». Matteo Orfini rincara la dose: «La mascherina in diretta Facebook non serve a nulla». E persino Carlo Calenda (che allora non era già più del Pd) si accoda: «Il governatore è un completo irresponsabile». Il sempre lucido Toninelli segue a ruota: «Sono immagini che non aiutano perché spaventano ed espongono l’Italia al rischio di un isolamento economico che non ha alcuna giustificazione». Sappiamo tutti cosa è successo. Per non parlare della lotta senza quartiere che il governatore Fedriga – tra le minacce di morte – ha riservato ai portuali No Pass di Trieste. Già, i No Pass: forse dalle parti del Pd dimenticano che fra i più aspri nemici della tessera verde c’erano i sindacati, Cobas in testa e Cgil a rincorrere. Non esattamente due sigle nostalgiche del Duce.

    Questi sono i dati di fatto. La storia non si fa con i se e neppure la propaganda elettorale. Specialmente se di mezzo c’è un’ecatombe e lucrare sulle vittime di una pandemia è il sintomo di una confusione politica e intellettuale per la quale non esiste alcun vaccino. Non bastavano le accuse di fascismo con 77 anni di ritardo sulla morte dello stesso, i deliri sugli avvisi di sfratto (inesistenti) a Mattarella, le ricerche morbose di particolari insignificanti sull’adolescenza di Giorgia Meloni e gli attacchi sguaiati a Matteo Salvini. La trivella della propaganda dem scava sempre più in basso, fino al delirio della strage ipotetica, dell’incubo delle vittime che avrebbe potuto fare l’inesistente centrodestra No Vax. È l’anno zero della campagna elettorale. Ma probabilmente andremo anche sotto zero.


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