• L’opposizione si dimentica degli sbarchi pur di affondare “quel prefetto”

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    Al suo debutto parlamentare, l’ex prefetto e ora neo-ministro dell’Interno Matteo Piantedosi diventa rapidamente il punching-ball delle opposizioni. Nessuno naturalmente contesta la sua affermazione che il fenomeno delle migrazioni sia «una sfida epocale». Ma proprio per questo, accusano dal centrosinistra, la crisi non può essere gestita con azioni spot contro qualche nave Ong: «Il ministro fa il ventriloquo di Salvini – dice la capogruppo dei senatori Pd Simona Malpezzi – ma il suo governo non ha una vera politica di gestione dell’immigrazione, e con la propaganda non si governano le sfide epocali». Per il renziano Roberto Giachetti «è triste che un ministro sia ridotto a fare il megafono e il replicante di Salvini».

    Ironico il leader di Azione Carlo Calenda, che nella «relazione prefettizia» di Piantedosi vede «poche idee ma ben confuse: siamo sempre bloccati allo stesso, identico, incivile copione del governo Conte 1, dove il suo posto era ricoperto da Salvini: un triste linguaggio burocratico che diventa disgustoso se applicato a dei disperati, da lui definiti con geniale espressione carico residuo. Un giorno ci spiegherà come gli è venuto in mente».

    Ad essere contestato è soprattutto il fatto di concentrarsi sull’attività di qualche nave umanitaria che raccoglie naufraghi, accusata di essere il vero «pull factor» dell’immigrazione, quando – ricordano in molti – nella prima settimana di novembre, con le navi Ong a pattugliare il mare, gli sbarchi sono stati 3082. E nella settimana successiva, con le navi Ong tutte ferme, gli sbarchi sono stati 3189.

    Sul tema intervengono con una certa nettezza anche i vescovi italiani: «Siamo sicuri che la chiusura verso i migranti e i rifugiati e l’indifferenza per le cause che li muovono siano la strategia più efficace e dignitosa per gestire quella che non è più solo un’emergenza?». Per la Cei, sbarrare le porte ai migranti fa parte del diffondersi di una «cultura di morte». Accorato l’appello al ministro del parlamentare della sinistra Soumahoro Aboubakar: «Possiamo dividerci su tutto in quest’aula, possiamo legittimamente avere dissensi politici, ma di fronte a una cosa non possiamo dividerci: quando si tratta di dare una risposta all’unisono a chi grida aiuto, cioè salvare le vite umane, tutte le vite».

    Per la grillina Barbara Floridia, visto che «Giorgia Meloni vanta un rapporto personale e politico» con leader come Orban, potrebbe adoperarsi per «convincerlo ad accettare il meccanismo di redistribuzione cui si è finora opposto, remando contro l’Italia. Se ci riesce non solo ne prenderemo atto, ma glielo riconosceremo pubblicamente». Ma è soprattutto sulla frattura diplomatica con la Francia che si appuntano gli strali dell’opposizione contro il ministro, che giura: «Il governo non voleva assolutamente attriti internazionali», tanto meno con Parigi. La colpa è tutta della Ocean Viking che «si è diretta autonomamente verso le coste francesi». Per quale ragione allora, chiede Osvaldo Napoli di Azione, la premier Meloni «si è sentita in dovere di ringraziare il governo francese per aver accolto la nave? E per quale misteriosa ragione il ministro dell’Interno ombra Salvini, ha ritenuto di esultare pubblicamente sui social, affermando che la linea dura paga?». Accusa il dem Provenzano: «Avete isolato l’Italia, minando i nostri interessi nazionali».


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