L’ora del crepuscolo, la provincia Usa senza sogni

Gen 12, 2022

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     Basato sul romanzo ‘The Evening Hour’ di Carter Sickels, L’ORA DEL CREPUSCOLO di Braden King, in sala dal 20 gennaio, ci porta nella provincia rurale americana del West Virginia in una piccola cittadina mineraria dove l’American Dream sembra non sia mai stato di casa. Qui il giovane Cole Freeman (Philip Ettinger), faccia da bravo ragazzo, ha una doppia vita: quella di affidabile infermiere e, allo stesso tempo, quella di insospettabile spacciatore. Niente di troppo trasgressivo. Occupandosi di vecchi e infermi in questa città mineraria degli Appalachi in declino, l’uomo ha facile accesso a quegli antidolorifici in surplus che poi vende ai tossicodipendenti locali. Diviso anche tra due donne, Charlotte (Stacy Martin) e Lacy (Kerry Bishé), con le quali ha rapporti poco più che superficiali, Cole si ritrova poi, tra gli altri problemi, ad affrontare l’inaspettato ritorno di una problematica ed ingombrante madre (Lili Taylor) e la morte dell’amato nonno nemico giurato del diavolo. Per lui è comunque davvero difficile sopravvivere in questo luogo senza troppa speranza dove i ragazzi vivono di lavoro precario e si riempiono di alcol, mentre le loro madri si intrattengono nel pomeriggio citando i salmi della Bibbia. Ma non finisce qui. L’attenzione nel non pestare i piedi a Everett, un violento trafficante locale circondato da una banda di balordi, viene messa a repentaglio dal ritorno di Terry, vecchio amico di Cole che ha come sogno quello di espandere l’attività di spaccio e allargare così il mercato. A questo punto Cole dovrà, forse per la prima volta in vita sua, davvero agire per salvare il salvabile: famiglia, amicizia e ovviamente anche se stesso. Secondo lungometraggio del regista Braden King (dopo HERE, Sundance 2011/ Berlin 2011 Panorama), L’ORA DEL CREPUSCOLO – già al Sundance e al Torino Film Festival – sembra, proprio come il protagonista, non voler proprio prendere il volo restando volutamente sepolto nella palude di una provincia irredimibile e rassegnata. Ma questo è anche il suo bello. “Io e la sceneggiatrice Elizabeth Palmore abbiamo molto parlato delle dinamiche di genere nel mondo raccontato dal libro – dice il regista -. E anche di cosa, ad esempio, una donna deve fare per sopravvivere in questa cultura dominata dagli uomini. Ma il film esamina anche di più – continua Braden King – la natura complessa e non sempre chiara della mascolinità. Nel libro Carter fa capire, indagando sulla mascolinità e sull’intimità tra uomini, come la repressione di certi istinti maschili possa poi esplodere in una violenza incontrollata”. (ANSA)  


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