Luciano Del Castillo e la foto simbolo del G8

Gen 4, 2022

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    LUCIANO DEL CASTILLO, ‘PESTO ALLA GENOVESE’ (TEMPESTA EDITORE. Pag. 117, Euro 22,00) – Il dono prezioso dell’invisibilità, come racconta bene Filippo Ceccarelli nella prefazione, permette a Luciano Del Castillo ”di fermare il tempo, cogliere l’attimo, raffigurare il simbolo. A Genova regala al pubblico di tutto il mondo una sorta di monumento della rivolta e alla rivolta, icona senza epoca e senza volto, rinforzata, ipnotica, formidabile, spaventosa”.
        Quel simbolo è ovviamente una foto, drammatica ed eloquente, allora foto dell’Anno diventata simbolo di quei drammatici giorni, che ora campeggia in ”Pesto alla genovese. Tra lacrimogeni, molotov e sangue: la testimonianza diretta di un cronista a 20 anni dal G8”, appena pubblicato da Tempesta editore.
        Del Castillo secondo Maurizio Caprara fa il giornalista per ”la voglia di vedere come va il disordine del mondo, di cercare di descrivere le diseguaglianze tra le condizioni di vita degli esseri umani nella speranza di contribuire in piccola parte a ridurle”. Tutto inizia quando Roberta, la sua metà nella vita, ascolta alla radio il suo nome tra quelli colpiti, lei che al G8 ha anche un fratello poliziotto e un fratello manifestante. Un simbolo di una situazione che è difficile da comprendere, di cui Del Castillo parla per la prima volta in questo racconto emozionante e che ha ancora tanti nodi da sciogliere. Ne sono rimaste le immagini, forti, eloquenti, bellissime nella loro drammaticità, che ritroviamo in questo libro in cui la storia si fa racconto.
        Era partito come reporter per l’Agenzia ANSA il 18 luglio del 2001 nel caldo afoso di un’estate italiana attraversando l’Aurelia, nella sua cinematografica surrealtà. Siamo a due mesi dalle Torre gemelle e sono decenni che in Italia non ci sono manifestazioni di piazza violente. Quindi nonostante il clima teso della vigilia nessuno si aspetta che accada quello che accadrà, nemmeno Del Castillo che pensa piuttosto di andare a seguire la manifestazione ufficiale dei grandi della terra. Ma così non sarà. Dal giorno dopo il 19 luglio la copertura fotografica dell’evento ufficiale durerà lo spazio di un saluto e la situazione sarà da subito senza controllo, nelle strade.
        Lui in maglietta arancione, cappellino, occhiali da sole come un turista, mentre i colleghi sono con casco e scritta a caratteri giganti ”PRESS’. Lui li taccia di manie di protagonismo. Ma quando si vede passare davanti ragazzi mascherati muniti di cacciavite e chiaramente addestrati ad estrarre i blocchetti di porfido della strada per lanciarli contro gli agenti in tenuta da sommossa capisce che non sarà un giorno come gli altri. Le bottiglie delle campane usate come bombe, i carrelli della spesa per portare velocemente le ”armi”, i cambi d’abito per non essere identificabili. L’attacco è sistematico, organizzato, e Del Castillo lo documenta minuto dopo minuto come una cosa viva che vede crescere davanti ai suoi occhi, piena di violenza.
        Nelle bellissime foto corpi dinamici stagliati nel fumo, ballerini di una danza di cui è difficile cogliere il senso, con la violenza che innesca quella delle forze dell’ordine che qui mettono in manette e trascinano questi ragazzi . Con il fantasma della paura e l’oblio di quello che accade alla Diaz, dove faranno cose che ancora aspettano risposte. In mezzo la morte di un ragazzo, che Del Castillo andato a scaricare le foto, coglie solo dalle grida ”assassini, assassini” e in quel momento nessuno sa dirgli di più. E’ Carlo Giuliani (ma il nome lo scoprirà successivamente) colpito da un altro ragazzo, Mario Placanica. Intanto vede sempre meno per gli occhi gonfi a causa dei lacrimogeni, ha perso una scheda e i fotografi prendono botte da tutte le parti. Una giornata drammatica in cui fa ”il pieno di ferocia”, davanti al quale vorrebbe indietreggiare ma resta lì a fare il suo dovere, cercando di essere invisibile, con la sua maglietta arancione. Le strade si macchiamo di sangue, la paura, gli spari.
        ”La scena è apocalittica – scrive Del Castillo – perché durante lo scontro, per quanto possa essere pesante, l’adrenalina ti fa tenere duro e a volte non ci si rende conto della gravità di quello che sta succedendo”. Fino a quando lui stesso viene investito da una scarica di gas, portato tra mille resistenze all’ospedale, spogliato e lasciato lì con una lesione all’occhio destro.
        ”Sono passati 20 anni ma sembra ieri. Perché quello che abbiamo vissuto in quei giorni di luglio a Genova niente e nessuno potrà mai cancellarlo”, scrive Fiorenza Sarzanini che è stata la prima a soccorrere Del Castillo come racconta in questo bel libro che mette insieme tante vite – alcune drammaticamente interrotte – e a cui si aggiunge anche la testimonianza di Massimo Percossi, anche lui fotografo e compagno di quei giorni.
        (ANSA).
       


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