L’Ue minimizza l’emergenza “I migranti falso problema”

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Volendo guardare alla rottura della Francia con il realismo dei numeri non ci sarebbe da preoccuparsi. La decisione di venir meno all’impegno di ricollocare 3.500 migranti assunto nel quadro del Piano di Redistribuzione Europeo dello scorso giugno è solo la concretizzazione di una promessa già mancata. E la richiesta agli altri paesi europei di condividerne la scelta pronunciata dal ministro dell’interno francese Gérald Darmanin ne rappresenta soltanto l’appendice più odiosa.

Nei cinque mesi appena trascorsi, mentre l’Italia accoglieva gli oltre 60mila migranti sbarcati da giugno ad oggi, la Francia si è fatta carico, bontà sua, di appena 38 persone. Quindi la decisione di non rispettare le promesse era già stata presa. Mancava soltanto la scusa per renderla ufficiale. Ed è anche chiaro che la retromarcia di Parigi non deriva dalla scelta del nostro governo di avviare un più deciso confronto con le navi delle Ong. La scelta dell’Eliseo altro non è se non la conseguenza dell’avventato «vigileremo» pronunciato ai primi di ottobre dal ministro francese per gli Affari europei Laurence Boome. Un «vigileremo» scandito, non va dimenticato, prima ancora che Giorgia Meloni formasse il proprio governo. «Vogliamo lavorare con Roma – aveva detto allora la Boome – ma vigileremo su rispetto di diritti e libertà.». Una diffida pregiudiziale anticipata da quella, ancor più grave, della presidente della Commissione Ursula Von der Leyen pronta ad anticipare – prima del voto degli italiani – la determinazione ad utilizzare «strumenti adeguati» per sbarrare la strada ad governo di destra pronto a portare l’Italia in una «situazione difficile». Insomma la rottura francese è soltanto la realizzazione concreta di quanto già evocato a Parigi e a Bruxelles. E questo deve far capire a Giorgia Meloni che gli «strumenti adeguati» non riguarderanno solo l’immigrazione, ma tutti gli altri settori della politica costretti a misurarsi con i paletti dell’Unione.

La Francia è, insomma, solo la portavoce più sguaiata di un gruppo di governi decisi, per ragioni ideologiche, a rendere assai complesso il lavoro del nostro esecutivo. Anche perché, non dimentichiamolo, le esternazioni francesi arrivano dopo quelle dei portavoce di Berlino e Oslo fermissimi nel rifiutare ospitalità nei propri porti a due navi Ong battenti bandiera dei loro stessi paesi. Due «nein» pronunciati, significativamente, proprio mentre il nostro Presidente del Consiglio incontrava per la prima volta le autorità di Bruxelles. E per quanto riguarda le autorità europee fa specie la sottovalutazione del problema migratorio enunciata ieri, durante una visita in Bangladesh, dalla Commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson, «Non penso che i migranti siano un problema – ha detto la Commissaria – la migrazione è qualcosa di naturale. E ci serve». Una frase per lo meno irriverente nei confronti di un’Italia dove i 12mila 690 cittadini del Bangladesh sbarcati da inizio anno rappresentano, dopo egiziani e tunisini, la terza componente della migrazione irregolare.


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