L’Ue si spacca ancora sul gas. E Mosca minaccia sul price cap

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Ennesima fumata nera al Consiglio straordinario Affari Energia dell’Ue per trovare una soluzione condivisa al problema energetico, anche se non stupisce la mancata intesa alla luce delle diverse posizioni dei Paesi europei emerse dopo la proposta della Commissione Ue di un tetto al prezzo del gas a 275 euro al megawattora.

Il «gruppo dei quindici», le nazioni di cui fanno parte anche l’Italia e la Francia che si oppongono alla proposta della Commissione, suggerisce un accordo che includa tutti i tre testi del pacchetto europeo (oltre al tetto al prezzo del gas anche una piattaforma di acquisto comune e l’accelerazione ai permessi sulle rinnovabili), mentre il fronte guidato dalla Germania, pur con varie sfumature, si oppone a questa ipotesi. Il risultato è il rinvio di ogni decisione al nuovo Consiglio straordinario dell’Energia che potrebbe avvenire l’undici o tredici dicembre per poi ratificare un’intesa al Consiglio ordinario il 19 dicembre.

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Picchetto ha spiegato che «così com’è» il price cap non sarà approvato dall’Italia aprendo però a una soluzione alternativa: «Possiamo anche fare a meno di fissare un tetto se i criteri sono chiari per raggiungere l’obiettivo di intervenire evitando la speculazione e l’esplosione dei prezzi del gas». Il punto su cui non è disposta a cedere l’Italia è la realizzazione delle misure in modo unitario: «Le approvazioni arriveranno insieme su tutti e tre i fronti, compreso quello su cui in questo momento non c’è l’accordo». Il Consiglio dell’energia segna anche il ritorno di una linea comune tra Italia e Francia dopo le turbolenze delle settimane passate sul fronte migranti, secondo il ministro della Transizione Energetica francese Agnes Pannier-Runacher la proposta del price cap della Commissione Ue «non è sufficiente» e si attendono perciò nuove proposte.

Sulla stessa linea Spagna, Polonia e Grecia, per il ministro della Transizione Energetica spagnolo Teresa Ribeira, il price cap dell’Ue «uno scherzo di cattivo gusto», mentre per il Ministro dell’Ambiente e dell’Energia greco Kostas Skrekas: «Fissare il prezzo massimo a 275 euro a megawattora non è davvero un tetto. Stiamo perdendo tempo prezioso senza risultati».

Dall’altro lato la Germania, pur dicendosi pronta a trattare, afferma con le parole del segretario di Stato per l’Economia Sven Giegold che «la proposta avanzata dalla Commissione europea è già una sorta di compromesso, sono necessarie alcune modifiche minori, ma in generale va nella giusta direzione». Più dura la posizione dell’Olanda per cui, secondo il ministro dell’Energia Rob Jetten, la proposta della Commissione Ue comporta «un grande rischio di danneggiare la sicurezza energetica degli approvvigionamenti e anche la stabilità dei mercati finanziari». Intanto dagli Stati Uniti il presidente Joe Biden ha affermato che la proposta del price cap sul petrolio russo avanzata dal G7 «è ancora in piedi».

In questo contesto di divisioni e spaccature che perdurano da mesi, il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si mostra però ottimista: «Stiamo lavorando a tutta velocità al nono pacchetto di sanzioni e approveremo molto presto un price cap sul petrolio russo con il G7 e gli altri principali alleati». Per fortuna si sta procedendo velocemente, non immaginiamo l’esito se si fosse operato con lentezza.


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