• L’ultima capriola di Conte: cosa ha detto sull’Ucraina

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    Ormai le capriole politiche di Giuseppe Conte non si contano più. Già ben prima dell’inizio di questa campagna elettorale il leader del Movimento 5 Stelle ha dimostrato di essere in grado di intraprendere diversi percorsi in retromarcia. Percorsi che, giusto per citare un paio di esempi, andavano dal No al Sì al Tap (per poi rifugiarsi nuovamente No) fino ad arrivare alla negazione di alleanze post 25 settembre dopo avere governato con tutti negli ultimi quattro anni e mezzo. Adesso, tuttavia, un altro fronte propagandistico contraddittorio si è aperto proprio negli ultimissimi giorni: quello riguardante l’invio delle armi in Ucraina.

    I recenti successi della controffensiva ucraina stanno mettendo in luce sempre di più come l’ingente invio di aiuti militari stia contribuendo alle buone affermazioni che il Paese invaso dalla Russia di Putin sta ottenendo in alcuni territori. E di chi sarebbe il merito di queste prime importanti vittorie nell’Europa dell’Est? Di Conte, naturalmente. È proprio l’ex presidente del Consiglio ad averlo esplicitamente dichiarato non più tardi di quattro giorni fa in televisione, ospite di Lucia Annunziata. A chi gli chiedeva se si sentisse “orgoglioso” del fatto che l’invio delle armi (anche) italiane stia aiutando un popolo in difesa della libertà e della democrazia, l’avvocato del popolo ha prontamente replicato che quello che sta succedendo “è quello che ci siamo augurati tutti sin dall’inizio”. Perché “eravamo consapevoli che non ci si può difendere con le mani nude da una tale aggressione. Ed è per questo che abbiamo acconsentito ovviamente anche a sostenere l’innalzamento del livello delle sanzioni economiche e finanziarie e aiuti umanitari su tutto il fronte”.

    Il rapidissimo cambio di posizione in tv

    Peccato soltanto che Giuseppe Conte fosse lo stesso capo politico del Movimento 5 Stelle che per tutti questi sette mesi non ha fatto altro che mettere in agitazione il governo Draghi insistendo – stando alla posizione dei grillini – che il costante invio di aiuti militari da parte dell’Italia non sarebbe servito a niente, nell’ottica di un benaugurante successo ucraino. Dichiarazioni che poi si sono rivelate, nel marasma generale, determinanti nel fare effettivamente cadere l’esecutivo nel luglio scorso.

    Giusto per citare qualche esempio, il 26 aprile Giuseppi uscì da una riunione dei 5 Stelle e disse davanti ai microfoni: “Abbiamo deliberato di opporci all’invio di aiuti militari e anche a controffensive che esulino da quello che è il perimetro del legittimo diritto di difesa”. Non contento, il 7 giugno rincarò la dose sull’Ucraina, che “è stata sostenuta a sufficienza, anche in termini di aiuti militari, dall’Italia. L’Italia quello che doveva fare lo ha fatto”. Infine, la lungimirante profezia del 30 agosto: “Attenzione, le sanzioni si stanno rivelando poco efficaci”.

    Neanche però il tempo per mettersi in mostra nel salotto domenicale di Rai3, che Conte ha voluto subito effettuare un’altra piroetta per un pugno di voti. Eccolo, dunque, da Bianca Berlinguer con l’ennesima (nonché fulminea) giravolta sul tema bellico. “Non credo che in questo momento l’Ucraina abbia bisogno di qualche ulteriore carro blindato Lince o qualche ulteriore mezzo militare italiano, per quel poco che possiamo mandare”. Alle porte dell’autunno, quindi, i 5 Stelle si riposizionano immediatamente alle battaglie “pacifiste” che avevano caratterizzato la loro scorsa primavera. Insomma, cambiano le stagioni, ma un elemento di certo non varierà mai: l’ipocrisia di Giuseppe Conte.


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