L’ultima di Grillo: tifa droga libera

Set 12, 2021

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    La raccolta di firme per il referendum per la depenalizzazione della cannabis ha uno sponsor eccellente. A perorare la causa del comitato promotore è sceso direttamente in campo il cofondatore del M5s Beppe Grillo. Altro che temi spinosi come alleanza con il Pd, elezioni amministrative, tensioni nel mondo pentastellato. Ora il comico genovese, forse fiutando aria di successo, ha deciso di impegnarsi per il buon esito del referendum. Per di più la battaglia avviene su un terreno, quello online, di cui proprio Grillo è grande esperto.

    Quest’ultimo, attraverso un messaggio pubblicato su Twitter, ha invitato tutti gli italiani a sostenere la battaglia referendaria.“Al via il Referendum per depenalizzare la #cannabis in Italia e aprire la strada alla legalizzazione. Servono 500mila firme entro il 30 settembre 2021. Firmate e fare firmare!”, è il messaggio lanciato in rete da Grillo.

    La raccolta firme, che si tiene solo sul sito referendumcannabis.it tramite Spid o altri strumenti di firma digitale, ha preso il via nella giornata di ieri dopo il deposito avvenuto lo scorso 7 settembre presso la Corte di Cassazione da parte di un gruppo di esperti, giuristi e militanti, da sempre impegnati contro il proibizionismo, coordinati dalle Associazioni Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Società della Ragione e Antigone.

    Il quesito referendario riferito al Testo Unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, di cui al d.P.R. 309/1990, è stato formulato con l’intento sia di intervenire sul piano della rilevanza penale sia su quello delle sanzioni amministrative di una serie di condotte in materia di droghe.

    Lo schema politico su questo referendum è pressoché il solito: considerato importante a sinistra e osteggiato a destra. Non è un caso che la proposta sia sostenuta anche rappresentanti dei partiti +Europa, Possibile e Radicali italiani. Ad avversala ci sono Fi, Lega e Fdi. Lo scontro frontale fra opposte fazioni fa temere per la stabilità dell’ampia maggioranza che sostiene il governo Draghi. I segnali di tensione ci sono tutti.

    In settimana in commissione Giustizia si è registrata una spaccatura a proposito della depenalizzazione della coltivazione della cannabis fino a quattro piante perlopiù per uso terapeutico. I promotori sottolineano, come del resto sempre fatto in passato, che la sua approvazione toglierebbe risorse alla criminalità.

    Motivazione che non soddisfa il centrodestra che ha votato contro. La proposta, però, è passata con i voti dei dem e dei pentastellati. Ora alla mossa parlamentare si affianca la chiamata del popolo.

    Ma questa potrebbe essere solo l’inizio di una fase di nuove tensioni all’interno della maggioranza. Se Grillo invita gli italiani a sostenere il referendum sul fronte opposto spunta Matteo Salvini che non fa mistero della sua totale contrarietà alla legalizzazione della cannabis. “Faremo la nostra battaglia affinché non passi la legge di Pd, M5s e Leu che permette di coltivare la cannabis in casa per farsi le canne”, ha annunciato il leader della Lega nel corso di un incontro con i cittadini di Lanciano, in provincia di Chieti.

    Ma quella dell’ex ministro dell’Interno non è l’unica voce che si alza forte dal centrodestra per cercare di stroncare la possibilità che la cannabis venga depenalizzata. “Altro che autoproduzione a scopo terapeutico, le proposte a favore della cannabis legale vengono allo scoperto con il referendum, l’ennesimo, proposto dai radicali ed ex radicali per legalizzare le droghe. Si tratta di una scelta grave ed irresponsabile, che contrasteremo democraticamente con la forza della verità e degli argomenti. Ma è grave che in Italia alcuni politici si mobilitino in favore della droga, della morte, invece di sostenere la vita, la prevenzione, il recupero, la tutela della salute. A maggior ragione dopo anni così drammatici sul fronte della tutela delle persone”. A dirlo è stato Maurizio Gasparri, membro del Comitato di presidenza Fi.

    “Il referendum- ha aggiunto il senatore azzurro– se mai dovesse andare avanti, sarà sconfitto. Abbiamo già costituito una fitta rete di presenze e di organizzazioni per difendere le ragioni della vita contro ogni tentativo di legalizzazione della cannabis”. Per Gasparri gli argomenti a sostegno di questa proposta sono “tutti falsi e facilmente smontabili ma soprattutto si dimostra che il tentativo di legalizzare la cannabis a fini terapeutici è solo un espediente per andare direttamente all’obiettivo più vasto di legalizzare cannabis e poi in seguito altre droghe ancora più dannose”. “Li fermeremo. Saranno sconfitti”, ha concluso l’esponente di Fi.

    Non c’è solo la politica ad esprimersi sulla questione-cannabis. In una nota Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp, ha spiegato che “il fatto che la Commissione Giustizia della Camera abbia dato il via libera alla depenalizzazione della coltivazione in-house di cannabis, oltre a rappresentare uno smacco per le forze dell’ordine e una vanificazione del loro lavoro, come ha sottolineato anche il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, avrà forti ricadute anche sulla società civile e soprattutto sui più giovani”. Per il sindacalista questa apertura alla coltivazione domiciliare fino a quattro piante di cannabis “è estremamente pericolosa per il messaggio che racchiude in sé e che arriva direttamente ai più giovani: sembra quasi volerli invitare al consumo di droga. Auspichiamo, dunque, che l’iter parlamentare di questa proposta di legge scellerata possa interrompersi al più presto”.


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