• L’ultimo blitz Pd sulle nomine

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    Le mandibole del vorace Pd non mollano l’osso del nucleare, vincolando la ricerca energetica dei prossimi anni agli stessi protagonisti e alle stesse logiche (fallimentari) che hanno portato l’Italia a essere ostaggio del gas russo e dell’atomo francese.

    Come denuncia il deputato Fdi Galeazzo Bignami, nei giorni scorsi si è chiusa la procedura di selezione del direttore generale di Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. «Selezioni last minute ispirate dalla inopportuna volontà di occupare ruoli e posti di potere senza discuterne con chi vincerà le elezioni», dice Bignami, visto che il candidato che dovrebbe spuntarla è Alessandro Dodaro, ex presidente Nucleco.

    Il nome non è nuovo ai lettori del Giornale che lo conoscono per la storiaccia che ha portato al commissariamento di Sogin – la società che avrebbe dovuto smantellare le centrali nucleari italiane e stoccare le scorie – e della controllata Nucleco, a causa di alcuni contratti di appalto per quasi euro 8 milioni di euro sullo smaltimento di rifiuti alle bonifiche dei siti nucleari, senza gara pubblica, all’azienda slovacca Javys. Vicenda su cui indaga anche la Procura di Roma e la Guardia di Finanza dopo la denuncia dell’ex amministratore delegato Luca Cittadini, licenziato ufficialmente per condotte illecite scovate da una task force interna. Ma c’è chi dice che la causa sia il suo no al rinnovo dei contratti con Javys.

    I tre commissari Sogin (il prefetto Fiamma Spena, il dirigente Mef Giuseppe Maresca e la professoressa Angela Bracco) scelti grazie a un ottimo curriculum da Mario Draghi e dal ministro della Transizione ecologica Stefano Cingolani e insediatisi ai primi di agosto, stando a quanto raccontano alcune fonti interne a Sogin, in questi trenta giorni avrebbero chiesto di accelerare il decommissioning degli impianti ma si starebbero avvalendo della consulenza del precedente amministratore delegato Emanuele Fontani, cacciato per la scarsa capacità di raggiungere gli obiettivi e sfiorato dal sospetto di legami con la Javis tramite il lobbista Piersante Morandini, padrino di suo figlio e legatissimo al dirigente Sogin Francesco Troiani, e dei dirigenti in quota Pd Fabrizio Speranza e Ivo Velletrani (quest’ultimo amico di Dario Franceschini e della moglie Michela Di Biase). Ad aiutarli anche Dodaro e Luigi Cerciello Renna, assunto da Fontani in quota M5s, capo della task force che ha licenziato Cittadini e nominato anche direttore dell’Ufficio legale dal presidente del Collegio Sindacale sebbene fosse già stata nominata la triade commissariale.

    Tutti hanno a vario titolo diverse responsabilità, su tutte l’aver mal gestito la spinosa questione del Deposito nazionale unico delle scorie, che ha portato Sogin – forte di una buona fetta dei cosiddetti oneri di sistema presenti in bolletta, miliardi a carico dei contribuenti oggi sterilizzati dalla finanza pubblica – a un bilancio 2021 in perdita di 10 milioni di euro. Il Mef ha chiesto lumi ai commissari sul buco, ma finora senza esito.

    Non basta. L’altro giorno i commissari hanno nominato i nuovi vertici Nucleco. Enea (azionista al 40%) ha chiesto la conferma di Nadia Cherubini, legata a Dodaro nel caso Javys. Sogin propone Mario Lazzeri (scelto su pressioni Pd e legato a Troiani) e Agostino Rivieccio come ad. Non era meglio aspettare qualche giorno e il nuovo governo? Per il Pd evidentemente no.


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