L’ultimo calore d’acciaio, si spegne la Ferriera di Trieste

Giu 9, 2022

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    Dematerializzazione contro polvere, sudore e acciaio incandescente. E ancora: rumore e fascino delle macchine trionfanti cantate dai Futuristi contro il silenzio rassicurante, ma terribilmente anodino dei tempi moderni. Sembra impossibile, ma L’ULTIMO CALORE D’ACCIAIO di Francesco De Filippo e Diego Cenetiempo racconta appunto il passaggio dall’industria pesante – che ha caratterizzato la produzione del XIX e del XX secolo – alla logistica gestita da sistemi digitali. Insomma rispetto alle virtù rumorose del Dio Vulcano, byte, containers, colletti bianchi e silenzio. Stiamo parlando comunque di qualcosa di ben preciso, ovvero della Ferriera il famoso impianto siderurgico di Trieste chiuso dopo 123 anni e numerosi passaggi di proprietà. E questo fino all’ultima acquisizione, da parte del Cavalier Arvedi. La fabbrica, che ha avuto nell’economia e nella società del posto la sua importanza, è stata scelta in questo documentario a simbolo, ma non è certo un evento unico. È infatti quello che accade ormai da tempo dappertutto: in una remota regione della Cina come in un polo industriale indiano, e questo dal Sud Est asiatico fino alla Pennsylvania.
        L’ULTIMO CALORE D’ACCIAIO, va detto, si svolge nell’arco di una sola giornata e percorre un itinerario poetico e di forti suggestioni, con particolare attenzione al rapporto uomo-macchina, intervallato dalle testimonianze degli operai, degli altri protagonisti della trasformazione e di esperti del settore. “Questo documentario si fonda su immagini inedite – spiegano i registi Francesco De Filippo e Diego Cenetiempo – , avvalorate da un attento equilibrio nelle testimonianze raccolte. Il film è ambizioso: vuole raccontare di macchine, altoforni, inquinamento e uomini duri attraverso la delicatezza di un tono poetico e – narrando della fine di una esperienza come la Ferriera – a tratti malinconico. C’è una parte intermedia per la quale si è fatta una scelta più giornalistica e meno autoriale per consentire la contestualizzazione dell’impianto siderurgico nella città e nelle dinamiche sociali di questa. E per descriverne la controversa storia, dall’appoggio incondizionato della politica e dei cittadini alla condanna totale, pochi anni dopo, fino a decretarne la chiusura”. Il documentario e prodotto dal centro ricerche e sperimentazioni cinematografiche e audiovisive LA CAPPELLA UNDERGROUND, fondato a Trieste nel 1969, e, tra l’altro, uno tra i primi cineclub italiani per data di nascita e importanza per la qualità e originalità delle proposte artistiche. (ANSA).
       


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