L’usato sicuro del discredito

Giu 15, 2022

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    Una mattina, il Pd si è svegliato, e ha scoperto che mancano meno di dodici mesi alle prossime elezioni politiche. Cercava l’invasore, non l’ha trovato e ha quindi preferito autocostruirsi una resistenza di comodo per galvanizzare un elettorale spento e assottigliato. Con i grillini spariti dal territorio nazionale e i cespugli di sinistra ancorati a percentuali striminzite, l’aria che tira è il rischio di una sconfitta nel 2023. Meglio buttarla in gazzarra, con il solito richiamo della foresta sull’antifascismo e la speranza segreta che un’alchimia di Palazzo rimetta in gioco i dem con il ripristino del sistema elettorale proporzionale che non fa perdere nessuno.

    Quando governava Berlusconi arrivò l’aiuto dei magistrati e dei poteri internazionali a minare l’ultimo governo indicato dagli italiani alle urne. Quando Salvini veniva votato da un elettore su tre, estate 2019, si appellarono ai cocktail stordenti del Papeete per allontanare la Lega dall’esecutivo. E ora che Giorgia Meloni studia da premier, è sufficiente estrarre pigramente dall’archivio dell’usato sicuro l’armamentario dell’antifascismo militante. Fratelli d’Italia contende al Partito democratico il ruolo di primo partito italiano. Ma con una differenza: Fdi è inserito nella coalizione di centrodestra, che da tempo ogni tipo di sondaggio prefigura vincente alle Politiche.

    Nell’immaginario di sinistra, oltre ai fascisti su Marte di Corrado Guzzanti, adesso si uniscono quelli sovvenzionati da Mosca. Un ossimoro da cabaret, dato che i rubli del Cremlino hanno lustrato per decenni la falce e il martello del Partito comunista italiano. La deputata dem Lia Quartapelle ha suonato l’allarme contro «le parole d’ordine fasciste e un passato che non è mai passato» di Giorgia Meloni, rappresentata come la punta di una «internazionale di destra sostenuta finanziariamente dalla Russia». Per sorvolare sull’ineleganza dei «rantoli rancorosi» attribuiti alla leader Fdi. Eppure Letta dà ragione alla sua deputata.

    Da qui al 2023, si moltiplicheranno gli attacchi alla presidente di Fratelli d’Italia. E le accuse saranno sempre meno elaborate con l’approssimarsi delle urne: si parte dai legami inesistenti con Putin per arrivare al «peccato originale», quello di una «fascista» che non potrà prendere legittimamente il potere. Le rinfacceranno di tutto, dai saluti romani di qualche sparuto militante fino alla fiamma tricolore che ancora campeggia nel simbolo del partito fondato nel 2013. È solo questo l’unico richiamo visibile a un tempo passato che lei, Giorgia, non ha mai vissuto o perpetuato. Tenteranno di bruciarla anche su questo.


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