M5s sotto stress, gelo Grillo-Conte. “Beppe è pronto a staccare la spina”

Nov 25, 2021

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    «Mamma mia, Grillo l’ha demolito». Altro che comico, ma quali battute. A 24 ore di distanza dallo sfottò di Beppe Grillo a Giuseppe Conte durante un convegno del M5s alla Camera, i parlamentari pentastellati non vanno troppo per il sottile e parlano di un attacco del Garante al leader del nuovo corso. Stavolta è difficile nascondersi dietro lo scherzo, il calembour da attore brillante. Di solito, infatti, alla stilettata velenosa seguiva qualche aggettivo benevolo per stemperare la tensione. Invece quel «Conte è lo specialista del penultimatum» ha tutto il sapore del gelo. Del grande freddo tra l’attuale capo in crisi di fronte alla gestione del partito e il fondatore, che a tratti appare come un Saturno che vuole divorare la sua creatura.

    E allora, cosa vuole fare Beppe? Questa è la domanda che si fanno molti esponenti del Movimento. Il comico attende il logoramento definitivo di una leadership che stenta a imporsi, sfoglia la margherita delle possibili alternative, Virginia Raggi e Chiara Appendino su tutte, ma c’è chi comincia a insinuare che il Garante voglia sfasciare tutto. Altrimenti durante il collegamento di martedì con l’evento sull’energia si sarebbe trattenuto. Oppure, come si diceva, avrebbe abbozzato senza affondare la lama.

    In queste ore si susseguono i retroscena. Grillo è stanco del M5s e non avrebbe voluto nemmeno prendere parte all’incontro in cui ha sbeffeggiato Conte. Il fondatore spingeva per un editto più drastico sulla Tv. Un Aventino su tutti i canali e duraturo nel tempo, come si faceva una volta, anziché un diktat sulla Rai che poi si è rivelato troppo tiepido. Ma l’autoproclamato «gran custode» dei valori dei Cinque stelle, già Elevato, sconta l’isolamento di chi ha deciso di fare un passo di lato. I continui balletti su un blitz romano che non si compie mai testimoniano la sua indecisione. A metà tra pensionato della politica e padre nobile ancora influente. Difficile sbloccare lo stallo quando pesa, a livello emotivo, la difficile vicenda del figlio Ciro, accusato di stupro. Domani il Gup di Tempio Pausania stabilirà se i quattro ragazzi genovesi, tra cui l’erede di Grillo, dovranno affrontare il processo. E poi c’è l’inchiesta di Milano sul presunto finanziamento del regime del Venezuela al M5s nel 2010. Il fondatore è completamente estraneo alle accuse, ma l’indagine semina dubbi sulla stagione del grillismo delle origini.

    Bisogna dire che Conte non se la passa meglio. Come se non bastasse il caos sulla Rai, l’ex premier interviene per smorzare le polemiche sulla sua partecipazione a una conferenza ad Amsterdam dopo gli attacchi a Renzi sui suoi speech all’estero. «Non ho incassato, né richiesto un euro» precisa Conte. «Non ho mai sostenuto che è eticamente disdicevole ricevere un compenso per il proprio contributo intellettuale offerto intervenendo a una conferenza». Il problema sorge quando «un leader politico riceve compensi da Stati stranieri», la conclusione.


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