“Ma la misura non funziona”. Bonomi puntella il premier e dice no ai ricatti sindacali

Nov 13, 2021

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    Il reddito di cittadinanza va riformato perché non sta funzionando. «Dal 2019 al 2021 sono stati stanziati 516 milioni ma abbiamo assunto 423 persone che ci sono dunque costati più di 400mila euro l’anno. Ora sono felice di aver assunto 423 premi Nobel ma non è quella la strada». Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi (in foto), ieri intervenendo all’assemblea di Federmanager, ha demolito la quota del sussidio grillino destinata alle politiche attive, auspicandone una pronta revisione. In questo modo il numero uno di Viale dell’astronomia si è posto come principale sostegno del presidente del Consiglio, Mario Draghi, in una fase in cui i partiti vorrebbero «curvare» la manovra a proprio piacimento. Il reddito, ha proseguito, «non intercetta le fasce di incapienti del Nord ed è un disincentivo per andare a lavorare nel Mezzogiorno d’Italia».

    Bonomi ha criticato pure le resistenze sindacali e di alcuni partiti, sempre intenti – a suo dire – a «piantare bandierine», sulla riforma delle pensioni. Ecco perché ha rilanciato l’idea di un tavolo «dove noi, sindacati e governo guardiamo al futuro del Paese; si crede ancora che lo sciopero sia un ricatto per ottenere quello si vuole, ma è un mezzo per rifiutare il confronto». Un invito che giunge a pochi giorni dal confronto di Palazzo Chigi, dove martedì il premier Draghi e il ministro dell’Economia Franco si confronteranno con Cgil, Cisl e Uil sulla manovra. Le tre sigle vorrebbero garanzie sui pensionamenti anticipati con «quota 41» o con altre forme di flessibilità che non tocchino gli assegni, mentre il premier a queste richieste ha sempre replicato adombrando il ricalcolo contributivo. Sul tema, però, Bonomi è il migliore alleato di Draghi: «Negli ultimi 10 anni il Paese ha speso 7,5 miliardi per i baby pensionati, e la stessa cifra l’ha spesa per l’università».


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