• “Mai autorizzato uno”, “Si farà”. Sinistra bruciata dal termovalorizzatore di Roma

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    Le parole di Nicola Zingaretti sul termovalorizzatore di Roma spiegano in modo plastico, meglio di qualunque congresso, costituente o analisi del voto, il motivo non solo della sconfitta elettorale, ma della totale inconsistenza politica del partito erede della sinistra italiana. A cominciare dalla prima parola usata: “inceneritore”. Non lo chiama termovalorizzatore, quale è (o meglio, quale sarà, se tutto va bene) ma con il termine più odioso e odiato sin dalle sillabe usate, oltre che per il significato che evoca, di incenerimento.

    E fa niente che i nuovi impianti hanno poche emissioni, oltre a essere indispensabili, per una città, la Capitale, che manda il suo indifferenziato in discarica o fuori regione, inquinando più che con un termovalorizzatore. E che in nessuna parte di Italia, dove i termovalorizzatori ci sono e funzionano, i residenti, gli amministratori, i politici, o le agenzie ambientali si lamentano per le emissioni. Per Zingaretti è brutto e cattivo. E infatti “io in dieci anni non ne ho mai autorizzato uno, anzi li ho chiusi” dice Zingaretti. Che vanto!

    Lo dice rispondendo a Giuseppe Conte, che pone la contrarietà a questo impianto come conditio sine qua non per l’alleanza alle regionali. E da parte sua non ha tutti i torti. È quando il Pd nel governo Draghi ha dato il la al termovalorizzatore di Roma, inserendolo con una forzatura nel decreto aiuti per l’Ucraina, che i 5 stelle hanno rotto con il Pd e il governo. Consegnando anche il Paese al centrodestra. Perchè allora per la stessa ragione dovrebbero allearsi in Lazio, proprio dove il termovalorizzatore deve essere fatto? E con Conte ci sono anche Bonelli e Fratoianni.

    E infatti aveva subito colto la palla al balzo Calenda: “visto che Conte ha detto che il termovalorizzatore non si deve fare, e il Pd invece lo vuole, possiamo desumere che continuare a perdere tempo con il M5S è inutile almeno nel Lazio?”. E infatti la bizzarria è che il Pd alle Politiche ha rotto con il terzo polo (Renzi e Calenda) per allearsi con i cocomeri (Bonelli e Fratoianni), e due mesi dopo nel Lazio rompe con i cocomeri per andare col terzo polo. Ma neanche il tempo di dirlo e arriva Zingaretti, contrario all’impianto. Con un cartone animato: “è come dire: io non vado a vedere Bambi perché ho paura del Re Leone, ma nel Re Leone non c’è Bambi, quindi è una scusa”.

    Scontro tra Regione e Comune

    Eppure che la Regione Lazio non c’entri nulla con l’impianto di Roma non è vero. Il governo infatti è stato costretto a dare il compito a Gualtieri, con la scusa forzata del Giubileo, proprio per colmare l’inadempienza di Zingaretti, competente sui rifiuti. Ma così sarà anche peggio, perché verrà fatto in forza di poteri commissariali, e quindi in deroga a tutti i permessi, le autorizzazioni, e i bandi previsti per legge.

    Lo stesso decreto aiuti, nell’articolo intitolato “Gestione dei rifiuti a Roma e altre misure per il Giubileo della Chiesa cattolica per il 2025”, prevede espressamente per “il sindaco della Capitale in qualità di Commissario straordinario del governo per il Giubileo, il potere di approvare i progetti di nuovi impianti per la gestione di rifiuti sentita la Regione Lazio“. Quindi, a differenza di quanto dice Zingaretti, il parere del presidente della Regione Lazio è fondamentale per la realizzazione dell’impianto.

    Non a caso ieri alla presentazione del candidato del pd D’amato alla presidenza del Lazio, attuale assessore di Zingaretti, un gruppo di associazioni ha manifestato contro il termovalorizzatore. È il risultato anche delle parole del governatore. Se il Pd non è in grado, in tutte le sue forme e latitudini, di difendere una posizione, come possono i cittadini capirla? Una volta a questo servivano i partiti, a diffondere il pensiero centrale nella società. Mentre oggi accade il contrario.

    E la posizione si Zingaretti si allarga dai confini regionali e colpisce tutto il partito. Com’è possibile che colui che fino a qualche mese fa è stato segretario nazionale del Partito – e che solo un mese fa è stato eletto nelle sue fila di parlamentari – abbia una posizione opposta rispetto al sindaco della più importante città del suo partito e a tutto il pd nazionale che il decreto per il termovalorizzatore lo ha firmato? Anzi, che ha costretto Draghi a scriverlo proprio per superare la contrarietà del suo governatore ed ex segretario?

    E da domani, che non hanno più un governo dello stesso colore, a chi si rivolgeranno per coprire i buchi delle amministrazioni locali da loro guidate? È possibile che mandino in frantumi non solo tutto il partito, l’amministrazione della Capitale, e l’agibilità di migliaia di cittadini ormai inondati da immondizia e cinghiali, per rincorrere i 5 stelle?

    Il motivo del fallimento del Partito Democratico è che non ha nessuna convinzione da perseguire, diffondere e per cui lottare; da nord a sud, dal centro alle periferie. Solo convenienze. Da regolare a seconda della latitudine, dei capibastone e di come va il vento.


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