Manovra, cuneo giù del 3%. Stop ai rincari delle multe

Condividi l'articolo

Taglio più corposo al cuneo fiscale per i redditi più bassi, uno stop a rincari automatici delle multe e un intervento sulle pensioni. Il cantiere della manovra va avanti e oggi, nel pomeriggio, durante il Consiglio dei ministri si cercherà di fare una sintesi di tutte le proposte circolate nelle ultime settimane. La legge di bilancio varrà 32 miliardi di euro, di cui 21 miliardi destinati a tamponare il caro energia.

Tra i casi di giornata, anche la prospettiva di un rincaro sulle multe che incombe sugli autombilisti: un meccansimo del Codice della Strada, denunciato già a settembre dal Giornale, che prevede l’adeguamento automatico al carovita degli importi delle sanzioni ogni due anni. La stangata, che dovrebbe partire dal primo gennaio, potrebbe essere anche del 10% in virtù dei forti aumenti inflattivi. Ieri, però, il ministro per le Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha annunciato di essere al lavoro «per capire come bloccare questi aumenti». Da ieri, su indicazione di Salvini, i tecnici del ministero sono al lavoro con la prospettiva di arrivare a uno stop dei rincari attraverso la manovra o comunque con un altro provvedimento.

Tornando alla manovra, il leader della Lega avrebbe voluto «fare molto di più» sull’annullamento delle cartelle esattoriali, «bloccando anche quelle da 5 o 10mila euro». Invece, ci sarà lo stralcio di quelle «sotto i mille euro e la rateizzazione di quelle sotto i tremila» fino al 2015.

Per il cuneo fiscale serviranno circa 5 miliardi, di cui 3,5 per rinnovare il taglio del 2% già varato da Draghi e la restante parte per finanziare un’ulteriore sforbiciata dell’1% ai redditi più bassi (fino ai 20mila euro). Il beneficio dovrebbe finire tutto ai lavoratori.

Ieri Salvini ha ostentato ottimismo sul consiglio dei ministri di oggi: «c’è assolutamente accordo su tutta la manovra». Forza Italia preme sull’Iva: «Riteniamo essenziale portarla a zero per i generi di prima necessità», ha detto il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri. Il senatore azzurro ritiene poi «fondamentale l’abbattimento del costo fiscale per le assunzioni di giovani» così come proposto da Silvio Berlusconi.

Sul fronte pensioni, invece, il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, ha parlato a SkyTg24 di Quota 103: «Proporremo una misura ponte che è quota 41 che inizia con un paletto degli anni». L’idea, infatti, è di permettere l’uscita dal lavoro per chi ha maturato almeno 41 anni di contributi e ha 62 anni di età, in vista di una riforma che lanci «definitivamente quota 41». Il sottosegretario, però, ha sottolineato la necessità di prendersi «l’anno successivo per pensare questa norma insieme alle parti sociali». Sempre sul fronte pensioni, il Corriere della Sera riporta di un meccanismo allo studio per modulare la rivalutazione delle pensioni, con una piena indicizzazione all’inflazione che avverrebbe solo per gli importi più bassi (fino a circa 2100 euro mensili), un adeguamento al 90% per gli importi tra 4 e 5 volte il minimo e del 75% per quelli oltre 5 volte il minimo. Intervento che potrebbe fruttare risorse extra per finanziarie proprio Quota 103, Ape Sociale e Opzione donna. Ulteriori coperture, circa 1,5 miliardi, dovrebbero arrivare dalla revisione del Reddito di cittadinanza per gli occupabili e si ragiona anche su una possibile riduzione dell’assegno. Al vaglio anche un aumento alla tassa sugli extraprofitti, che dovrebbe passare dal 25 al 30-33% per gli extraprofitti in base a cosa verrà deciso sull’Iva.


Fonte originale: Leggi ora la fonte