Manovra, il premier pronto a mediare. Guerra sul relatore, gelo di Forza Italia

Nov 26, 2021

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    La manovra inizia a prendere forma, ma in vista dell’approdo in Parlamento la tensione tra i partiti resta alta. Rivendicazioni, diffidenze, sensibilità distanti si fanno sentire in maniera sempre più evidente nel momento in cui ci si avvicina alla stretta finale e alla definizione di dettagli ed emendamenti. Per questo Mario Draghi si prepara a impegnarsi in una offensiva del dialogo con le forze parlamentari. Una nota della Presidenza del Consiglio fa infatti sapere che «in vista della discussione parlamentare sulla Legge di Bilancio, il Presidente del Consiglio, insieme al ministro dell’Economia Daniele Franco e al ministro per i Rapporti col Parlamento Federico D’Incà, incontrerà la prossima settimana a Palazzo Chigi i capigruppo parlamentari e i capi delegazione delle forze politiche di maggioranza».

    Una consultazione allargata attraverso incontri separati in cui Draghi dovrà ascoltare le richieste provenienti dai gruppi e dovrà cercare di indirizzare in maniera coerente la cifra stanziata per utilizzare la leva fiscale, una cifra che dovrebbe attestarsi sui 7 miliardi per limare l’Irpef e su 1 miliardo sull’Irap e che il Dipartimento Finanze dovrà ora calibrare e tramutare in proposte. Il premier dovrà anche fare i conti con il malumore sempre più manifesto di Forza Italia che il giorno dopo «l’esclusione» dalla partita della nomina dei relatori alla legge di bilancio al Senato, resta sugli scudi e ribadisce che continuerà a non partecipare ai lavori della Commissione, fino a quando non sarà «risarcita» sui contenuti degli emendamenti.

    «Forza Italia mantiene la sua posizione di non partecipare ai lavori della Bilancio dopo la decisione del presidente Pesco di auto nominarsi relatore della manovra insieme ai due vicepresidenti di Lega e Leu», rimarcano in una nota i componenti della Commissione, Dario Damiani, Massimo Ferro, Fiammetta Modena e Antonio Saccone. Una «scelta chiaramente politica», denunciano i parlamentari azzurri, «dopo l’impasse di questi giorni sui relatori tra i Cinquestelle da una parte e il Pd e Leu dall’altra, che di fatto penalizza solo Forza Italia da un intervento diretto sul provvedimento non essendo adeguatamente rappresentata ad alcun livello». In sostanza il partito di Silvio Berlusconi «da forza di maggioranza», si sente trattata come «forza di opposizione», in «perfetta continuità con gli ultimi due governi». Da qui la necessità di un «chiarimento», che «non è solo auspicabile» ma «doveroso», anche perché, spiegano, gli azzurri – che non nascondono il sospetto che ci possa essere stato un accordo tra M5S e Lega sui relatori che abbia tagliato fuori Forza Italia – non hanno neppure una rappresentanza al Mef e rischiano di non avere sponde che possano accoglierne le istanze dopo aver lavorato lealmente per dare un segnale al ceto medio. Una situazione molto diversa dai Cinquestelle che hanno un loro rappresentante alla guida della Commissione di competenza, il ministro ai Rapporti con ili Parlamento e la viceministra all’Economia.
    A questo punto nel fine settimana Antonio Tajani, Annamaria Bernini e Dario Damiani definiranno una posizione comune per presentarsi dal premier con richieste non negoziabili. A livello politico, inoltre, il centrodestra, dopo l’incontro di due giorni fa con Fratelli d’Italia sta lavorando per presentare un pacchetto di proposte che accolgano anche le richieste del partito di Giorgia Meloni. Nella partita politica della manovra i Cinquestelle cercano naturalmente di spostare il baricentro dalla propria parte, dopo aver dovuto ingoiare il ridimensionamento del reddito di cittadinanza. Il ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli fa sapere che «due terzi della manovra sono misure che fanno seguito a decisioni prese quando presidente del Consiglio era Giuseppe Conte». Schermaglie e rivendicazioni comprensibili. Resta comunque la strana alchimia di una maggioranza arrivata davvero vicina al traguardo della sua prima manovra economica, nonostante filosofie politiche ed economiche agli antipodi.


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