Manovra, impasse dei partiti. Il taglio delle tasse vale poco

Nov 23, 2021

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    «Speriamo in settimana di chiudere». Il viceministro dello Sviluppo, Gilberto Pichetto, ieri al tavolo tecnico del ministero dell’Economia sulla manovra in rappresentanza di Forza Italia non si è sbilanciato. Il ministro Daniele Franco ha presentato alla maggioranza 5-6 ipotesi di utilizzo degli 8 miliardi destinati al taglio delle tasse. «Sull’Irap siamo ancora sulla discussione verticale o orizzontale, sull’Irpef siamo ancora sulla discussione se agiamo sull’aliquota o sulle detrazioni», ha aggiunto Pichetto. L’obiettivo è approntare un emendamento in commissione Bilancio (il termine per la presentazione scade lunedì prossimo, 29 novembre) per evitare di lasciare il dossier nelle mani di un subemendamento governativo.

    A Forza Italia e alla Lega piacerebbe spingere sulla riduzione delle aliquote Irpef. Secondo le simulazioni dei tecnici del Tesoro, tagliare di un punto l’aliquota al 38% (28-55mila euro di reddito) costa un miliardo, mentre un punto in meno di quella al 27% (15mila-28mila) impegnerebbe circa 2 miliardi. Tagliare di un punto la prima, quindi toccando i redditi nello scaglione 28-55mila euro, costa circa un miliardo di euro. Invece un punto della seconda, che comprende i redditi tra 15-28mila, costa due miliardi. Altre ipotesi riguardano le detrazioni, mentre il taglio dell’Irap potrebbe concretizzarsi per le imprese più piccole o come abolizione della tassa sulle società di persone e ditte individuali oppure come esonero al di sotto di una determinata soglia. Il tavolo è stato aggiornato a questa mattina e probabilmente si proseguirà con nuovi incontri fino alla fine della settimana. Ma per comprendere meglio ciò di cui si sta discutendo torna utile l’analisi presentata dal presidente Istat, Gian Carlo Blangiardo, in audizione sulla manovra presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato. «Se le misure fossero dirette ad abbassare il prelievo fiscale sulle retribuzioni per un importo di 8 miliardi, ridurrebbero il carico medio fiscale sulle retribuzioni dell’1,6% rispetto al livello del 2020 e dell’1,5% rispetto al 2019», ha detto. Se la stessa cifra fosse impegnata sul cuneo fiscale sul lavoro, ha proseguito, «si registrerebbe un incremento del reddito a disposizione delle famiglie pari allo 0,71% rispetto al valore del 2020 e pari allo 0,69% rispetto al 2019».

    Ecco perché il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha ribadito che «gli 8 miliardi sono pochi» perché ne servono «almeno 13» per un «taglio forte contributivo del cuneo fiscale». La proposta è stata ben formulata dal direttore generale di Viale dell’Astronomia, Francesca Mariotti, che in audizione ha argomentato che tagliare il costo del lavoro sia sul lato imprese che su quello dipendenti «non è più procrastinabile, considerato anche il rincaro dei prezzi delle materie prime e dei costi energetici, che in taluni casi sta rendendo antieconomico produrre». Dall’altra parte della barricata i sindacati hanno invece ribadito la richiesta di destinare quegli 8 miliardi a redditi e pensioni. La Cgil ha detto ancora «no» alla riduzione dell’Irap. «La legge di Bilancio contiene moltissime misure a favore delle imprese: oltre 10 miliardi di euro», ha detto il vicesegretario Gianna Fracassi. Il segretario confederale Cisl, Ignazio Ganga, ha auspicato che in commissione le richieste sindacali possano essere ascoltate. Per ora si dialoga ma la manifestazione unitaria di sabato a Terni contro la manovra potrebbe essere la prova generale dello sciopero.


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