Manovra pro-famiglie. Un mese in più di maternità all’80% e decontribuzione per donne e under 36

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Una manovra da 35 miliardi che, incentrata sulla lotta al caro-bollette (i due terzi delle risorse sono spesi per questo capitolo) inizia a spostare le disponibilità verso le famiglie e il lavoro pur non penalizzando né i pensionati né coloro che un’occupazione sono realmente impossibilitati a ricercarla. La sintesi della prima legge di Bilancio del governo Meloni è proprio questa.

Una prima dimostrazione di questo mutato orientamento si ritrova nell’ampliamento di un mese del congedo parentale con la retribuzione all’80 per cento. La facoltà di usufruire del pacchetto, a seconda delle esigenze, si estende ai primi 6 anni di vita del bambino. «Ho sempre pensato che molte madri non si potessero permettere di prendere il congedo con il 30% della retribuzione. Abbiamo aggiunto questo salvadanaio di tempo senza che si debbano ritrovare in condizioni economiche difficili», ha dichiarato in conferenza stampa il premier Meloni. In questo modo ai 5 mesi di congedo obbligatorio per le madri con retribuzione all’80% coperta dall’Inps se ne aggiunge un altro. Restano fermi i 9 mesi di congedo facoltativo al 30% dello stipendio dei quali 3 mesi utilizzabili anche dal padre.

Non si tratta della sola novità. L’assegno unico per il primo anno di vita del bambino viene aumentato del 50% per tutte le famiglie. Inoltre, i nuclei con 3 o più figli beneficeranno di un incremento del 50% dell’indennità. A questo si aggiunge l’aliquota Iva agevolata del 5% per i prodotti della prima infanzia (pannolini, biberon, omogenizzati, latte in polvere, igiene, ecc.) e per i prodotti non compostabili (assorbenti e altri dispositivi igienici) per le donne. Il pacchetto per le famiglie vale 1,5 miliardi di euro e rappresenta un primo segnale di attenzione nei confronti delle politiche per la natalità.

Allo stesso modo, il governo ha iniziato a introdurre un paradigma nuovo per i rapporti di lavoro («più assumi, meno paghi»). Sarà, infatti, azzerata la contribuzione previdenziale per le assunzioni di donne, under 36 o percettori di reddito di cittadinanza. In maggioranza Forza Italia è il partito che si era battuto maggiormente per questo intervento. La misura (6mila euro per dipendente) vale per i nuovi contratti o per la trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato e si potrà applicare solo se le imprese incrementano l’occupazione. Pertanto, non beneficerà della deduzione chi licenzia un dipendente per assumerne uno nuovo.

Con il governo di centrodestra ritornano finalmente i voucher introdotti dal governo Berlusconi IV nel 2008 con il ministro del Lavoro Sacconi. Nel 2022 è stato il ministro del Lavoro Calderone a riportarli in auge dopo che l’esecutivo Gentiloni nel 2017 aveva ceduto alle pressioni della Cgil e che la furia iconoclasta dei pentastellati aveva di fatto irrigidito tutte le forme contrattuali. I «buoni lavoro» saranno utilizzabili nei settori agricoltura, Horeca (Hotellerie-Restaurant-Café) e nel campo dei servizi alla persona, con particolare riferimento ai lavori domestici. Saranno implementati i controlli per contrastare gli utilizzi fraudolenti dei voucher. La misura consentirà di sostenere il lavoro stagionale per un importo fino a 10.000 euro contrastare, allo stesso tempo, il lavoro nero. Anche questo è un provvedimento fortemente richiesto da Forza Italia così come la proroga dell’entrata in vigore di sugar tax e plastic tax, rinviate al 2024.

Un’ultima notazione è da riservarsi al capitolo previdenziale. Le pensioni minime (524 euro) saranno indicizzate rispetto all’inflazione nella misura del 120%, toccando così i 600 euro. Di qui la moderata soddisfazione di Fi che sperava di aumentarle fino a mille euro. Gli assegni fino a 4 volte il trattamento minimo (da 525 a 2.096 euro) saranno indicizzati al 100 per cento. Agli importi superiori sarà applicata una progressiva riduzione dell’indicizzazione: nella fascia 2.100-2.600 euro l’adeguamento si fermerà all’80%, mentre le pensioni che superano di 10 volte la pensione minima (5.240 euro) saranno indicizzate al 20 per cento. Per quanto riguarda «Quota 103» (62 anni con 41 di contributi), fino al raggiungimento della soglia Fornero non si potrà percepire più di 5 volte il minimo (2.620 euro). Chi resta al lavoro potrà optare per una decontribuzione e veder la busta paga lievitare del 10 per cento.


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