• Marco Goldin, gli ultimi giorni di Van Gogh

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    ”Gli ultimi giorni di Van Gogh. Il diario ritrovato”, non è solo un romanzo – dal 13 settembre in libreria per Solferino – ma un progetto più ampio con cui l’autore, Marco Goldin, darà voce all’artista di cui conosce come pochi altri l’opera e la personalità, attraverso un podcast e poi uno spettacolo teatrale, il tutto con uno spirito a dir poco immersivo. Ma andiamo per gradi. ”Il romanzo esce il 13 settembre, poi a fine settembre saranno disponibili gratuitamente cinque puntate di un podcast – racconta Goldin -, che però sono il racconto dell’epistolario, e poi dal 5 novembre a teatro per una tournee dello spettacolo ispirato al romanzo con le musiche strumentali di Franco Battiato. In scena ci sarò solo io che racconto gli ultimi 75 giorni di vita di Van Gogh, con un apparato visivo straordinario e una serie di schermi che mi avvolgono nei suoi quadri, disegni, lettere proiettate e le immagini che noi abbiamo girato due anni nei luoghi in cui ha trascorso la vita”.
        Per lo spettacolo, il debutto sarà il 5 novembre per la data zero a Salsomaggiore terme, la prima nazionale al Politeama Rossetti a Trieste, poi al Duse, al Filarmonico di Verona, poi ancora a Milano e Torino, dopo uno stop riprenderà tra marzo e aprile e poi nella stagione successiva.
        Ma tutto nasce dal romanzo che si apre il 15 maggio 1890, quando Van Gogh lascia ancora fresco sul cavalletto l’ultimo quadro a Saint-Rémy, in Provenza. ”Va spiegato bene il senso – dice Goldin – perché è un romanzo in forma di diario, Van Gogh non ha mai scritto un diario sia chiaro, è solo un escamotage letterario. Nel prologo appare il titolare della locanda dove Vincent trascorse gli ultimi giorni, che nel cassetto mezzo aperto della sua stanza mentre sta dipingendo, trova questo quaderno e capisce che è il suo diario di cui nessuno conosce l’esistenza. A quel punto io prendo la parola in nome di Van Gogh creando una trama che nasce dai miei 25 anni di studio del pittore, e di cui conosco a memoria ogni dettaglio. Parlo come se fossi lui quindi negli ultimi due mesi e mezzo della sua vita”. Un romanzo in forma di diario quindi che segue la biografia che Goldin aveva scritto nel 2020 attraverso il vastissimo epistolario di Van Gogh, e segue anche il primo romano dedicato all’amicizia del pittore con Gauguin, nel 2018, I colori delle stelle. Per non parlare delle 6 mostre di grande successo sul genio olandese curate da Goldin e gli innumerevoli saggi, cataloghi e spettacoli teatrali. ”Ora questo romanzo si concentra sull’approfondimento psicologico delle sue intenzioni di vita. Sono riflessioni ricordi e attraverso questo filtro porto alla luce i suoi rapporti con il padre, con la madre, con Gauguin, insomma con le persone importanti per lui. Viene fuori una grande storia attraverso tanti flash back. Molto importanti sono anche le descrizioni della natura e dei paesaggi, c’è tanta natura. Vado anche a colmare quelle giornate in cui non ha scritto lettere, come l’ultima settimana di vita”.
        Ma nel libro, spiega lo scrittore e critico d’arte, ”non ci sono citazioni, non c’è nulla di ripreso di ricopiato, è tutta opera creativa”. Un libro che racconta lo stato emotivo di un grande genio nei suoi ultimi istanti, scriverlo deve essere stato molto coinvolgente dal punto di vista emotivo. ”Le giornate finali sono ad alto tasso emotivo. L’ultima lettera al fratello, del 23 luglio è dura, è diversa, è chiaro che stava maturando la decisione di spararsi. Il 24 gli faccio scrivere una lettera di grande dolcezza, quattro pagine come se stesse riassumendo tutta la sua vita: ‘cosa potrei dirti di più rispetto a quello che già sai..’ Sono pagine molto forti, di pensieri brevi, alla Lucrezio, alla De Rerum Naturae, e una di queste giornate parla del rapporto con Dio, con grande veemenza, e anche una rivendicazione ”dov’è adesso Dio…”.
        (ANSA).
       


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