“Massimo fa spesso dei guai: troppa considerazione di sé”

Gen 4, 2022

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    «È un classico, nella sua storia politica ha fatto spesso questi errori». Claudio Velardi, ora giornalista, saggista, blogger e presidente della Fondazione Ottimisti e Razionali, già capo dello Staff di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi dal 1998 al 2000, non pensa che dietro le ultime uscite dell’ex premier su Mario Draghi e Matteo Renzi ci sia chissà quale raffinata strategia. «Sembra strano che un uomo con la sua esperienza politica commetta queste ingenuità, ma è così», taglia corto uno dei famigerati Lothar (per via della testa rasata) dalemiani degli anni d’oro.

    Quindi D’Alema non vuole ottenere nulla?

    «Penso di no. Come a volte gli capita l’ha fatta fuori dal seminato, con l’unico risultato che adesso può dare una mano a una sorta di riconciliazione tra Enrico Letta e Matteo Renzi».

    Allora è solo il narcisismo dei leader?

    «Sì, si è impiccato a una battuta per piacere a un pubblico che lo stava ascoltando e pendeva dalle sue labbra. Non è la prima volta che eccede e combina guai, facendo dei danni a se stesso».

    Sembra di sentire parlare di Renzi.

    «Come molti leader, sono entrambi dei narcisi. D’Alema ha fatto quelle uscite per l’altissima considerazione che ha di sé e perché immagina che potrà recuperare grazie alla sua intelligenza politica».

    Però lo stop a Draghi al Colle non suona come un controcanto a Letta, che sembra il meno ostile a questa ipotesi?

    «Il fatto è che lui, non volendo, ha dato centralità a Letta, dandogli la possibilità di diventare il regista dell’elezione del prossimo presidente della Repubblica. Letta ha fatto un’uscita politicamente molto intelligente quando ha ripreso D’Alema per le frasi sulla malattia del renzismo e si è riguadagnato così l’apprezzamento di una componente molto importante del suo partito in vista del Quirinale, quella degli ex renziani. Poi il passaggio di D’Alema su Draghi che si autoeleggerebbe capo dello Stato è un’altra battuta infelice, nessuno può fare una battuta del genere perché è il Parlamento che elegge il presidente della Repubblica. Ma tutto è sempre dovuto al vizio del narcisismo».

    Non è paradossale che si parli del Pd a proposito di Renzi e D’Alema, che sono usciti entrambi da quel partito?

    «No, loro due sono sicuramente dei leader importanti, anche se uno è accreditato dai sondaggi intorno al 2% e l’altro ha ottenuto il 3% alle ultime elezioni politiche. Ma parliamo del Pd perché resta il baricentro del sistema. In vista del Quirinale Letta può fare il regista ma deve dialogare con i centristi e con la Lega e Forza Italia, oltre che con Giorgia Meloni. Renzi invece, dopo le brillanti operazioni del Conte 2 e del governo Draghi dovrà accettare un ruolo da comprimario. Nel caso facesse prevalere il suo narcisismo rischierebbe di essere marginale».


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