Mattarella glissa su Mario: “Troppo risalto ai No Vax”

Dic 21, 2021

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    Mario chi? Forse Sergio Mattarella parla di quel tipo in grigio seduto accanto a lui, quello grazie al quale abbiamo «alzato la protezione dei cittadini di fronte alla minaccia del virus e rimesso in moto la società», quello che sta facendo «ripartire l’economia» e ha fatto «scelte coraggiose» di cui vediamo i frutti. Quel premier insomma, scelto quasi un anno fa per sostituire Giuseppe Conte e salvare il Paese ma che ora il capo dello Stato non può nemmeno nominare per non metterlo in difficoltà. Draghi sospeso tra Scilla e Cariddi: meglio al Colle o a Palazzo Chigi? Il presidente si tiene alla larga, però spera che il patto tra i partiti tenga ancora. Serve «spirito collaborativo per completare la ricostruzione» e sfruttare i miliardi del Pnrr. E servono «chiarezza e fiducia nella scienza per spazzare via le finzioni». Basta quindi con i No Vax, «ai quali è stato dato uno sproporzionato rilievo mediatico» e che fanno solo guai: il vaccino è la nostra principale arma di difesa, gli italiani hanno capito. È il settimo incontro di Mattarella con le alte cariche della Repubblica per gli auguri di Natale. L’ultimo, ma stavolta niente congedi, del resto ha ripetuto il concetto del commiato poche ore prima alla Farnesina. Si resta tra il bilancio e il lascito politico. «Non rinunciamo alle differenze e alle diversità, ma sappiamo essere uniti sulle grandi scelte quando le circostanze della vita lo richiedono». E se, nonostante il virus, il 2021 è catalogabile come «un anno complessivamente positivo», è perché siamo riusciti «a proteggere meglio i concittadini». E di chi è il merito? Delle «scelte di coraggio» del governo, dei progressi della scienza, dello spirito civico di chi è andato a vaccinarsi, dei «comportamenti coscienziosi» degli italiani. «Non ci sentiamo più in balìa degli eventi». Ma politicamente il vero merito è della «convergenza tra le istituzioni e la società», cioè del clima di unità nazionale che si è aggregato attorno a Mario Draghi. Guai citarlo però: meglio evitare manovre che potrebbero indebolire il governo. Quello che interessa a Mattarella è piuttosto sottolineare il metodo. I partiti saranno pure in crisi, lontani dalla gente, ripiegati solo sugli interessi di parte, tuttavia almeno stavolta hanno mostrato senso di responsabilità. «Aver saputo mettere in secondo piano divisioni e distinzioni legittime, diversità programmatiche e sensibilità politiche, per privilegiare un lavoro comune nell’interesse nazionale è stato molto importante». Certo, prima e dopo le riunioni del Consiglio dei ministri un po’ si litiga. «Ma le comprensibili frizioni e sovrapposizioni sono state progressivamente superate». Un «atteggiamento costruttivo» che ha accomunato «maggioranza e opposizione», centro e periferia e ci ha consentito «di dotarci di strumenti efficaci» contro il Covid. «Non siamo più in balia degli eventi». Ha funzionato persino «il rapporto tra Stato e Regioni». Ora non resta che sperare che questo momento prosegua. «Siamo stati spinti a correggere con misure energiche l’inerzia delle dinamiche economiche e sociali innescate dalla crisi e siamo tuttora chiamati alla prudenza e alla responsabilità». C’è ancora del lavoro da fare. Il 2021 ci ha regalato «dolore, sofferenze, nuove povertà». Il futuro è incerto, «resta un tempo difficile, nell’alternanza di speranze e nuovi allarmi». Ma siamo un popolo maturo. «Una delle caratteristiche della nostro popolo si manifesta nelle difficoltà – conclude il presidente – Quello è il momento in cui diamo il meglio». Italiani brava gente, i politici chissà.


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