• Mattia Villardita, ‘io, Spider-Man e la forza della gentilezza’

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    MATTIA VILLARDITA, IO E SPIDER-MAN. STORIA VERA DI UN SUPEREROE NORMALE (Salani, pp.160 euro 15.90)

    “Quando indosso quel costume succedono cose stupende. Se questa magia continuerà, allora io continuerò con lei”. Impossibile non commuoversi di fronte al cuore grande di Mattia Villardita, autore per Salani de “Io e Spider-Man”, libro in cui racconta il suo impegno come volontario nei reparti ospedalieri pediatrici. La storia di Mattia colpisce per la sua eccezionalità, ma anche perché fa comprendere quanto per alcune persone (e lui è una di queste) fare del bene in modo disinteressato diventa una missione irrinunciabile. Una vita non facile la sua, per via di un’infanzia e un’adolescenza trascorse tra letti d’ospedale e operazioni varie, eppure Mattia, oggi quasi trentenne e con una salute ancora precaria, da questa sofferenza ha ricavato il dono prezioso di aiutare gli altri con una gentilezza non costruita e così spontanea da risultare straordinaria. Se normalmente fa l’impiegato al porto di Vado Ligure, nel tempo libero ogni spazio è dedicato al suo alter-ego, Spider-Man: l’idea gli è venuta un giorno qualunque pensando a quando da bambino, durante i ricoveri, sognava di ricevere la visita del suo supereroe preferito. Dopo aver acquistato il costume, la scintilla è scoccata: dal 2018 ha iniziato a girare in lungo e in largo, prima solo in Liguria, la sua regione, poi via via in tutta Italia, usando il mito di Spider-Man per alleviare la sofferenza di chi è malato, portando un abbraccio, un sorriso, una parola gentile e una piccola medaglia. ” Avendo un trascorso personale come paziente ho visto tante cose, malattie, sofferenza. Sono un banalissimo impiegato, ma quello che faccio come Spider-Man mi esce dal cuore, è una missione”, racconta in un’intervista all’ANSA. “Non sono certo un santo, sono un ragazzo normale. E’ la mia motivazione a dare valore al costume”. Come fa a non farsi schiacciare dal carico emotivo e come affronta la rabbia dovuta alla perdita di chi non sopravvive? “La perdita purtroppo si ripete, nel libro parlo di Matteo, un bambino di 4 anni che non c’è più: lui mi ha insegnato forza e coraggio. Una volta Spider-Man era il mio eroe, oggi lo sono i bambini che incontro”, dice, “Ho fatto un percorso dentro di me. La vita è fatta di sfumature, bisogna accettare anche quelle che fanno male. La rabbia però ti blocca, io mi aggrappo ai momenti belli. Quando un bambino muore io non ho fede, e non ho un perché: sto male, mi fermo qualche giorno, metto il costume da parte. Ma poi ogni giorno ricevo veri poemi di amore e affetto”. Come fa ad accontentare tutte le richieste? “Ferie e permessi, non faccio vacanze da tre anni, ma ormai sono diventato un prodotto nazionale”, spiega con una battuta Villardita, che con la sua storia ha commosso il papa ed è stato nominato dal presidente Mattarella cavaliere della Repubblica, “mi sostengono famiglia e amici, faccio tutto da solo perché non genero business e non posso pagare nessuno”. Anche il suo mito Vasco Rossi (nel libro i capitoli riprendono i titoli delle canzoni) ha avuto parole di elogio per lei, e ha avuto successo anche a Tu si que vales, vincendo il premio TimVision. “La mia vicenda ha fatto rumore perché storie di gentilezza e amore incondizionato se ne vedono sempre meno, ma se ognuno si dedicasse al prossimo sarebbe meglio per tutti”, prosegue, “non mi aspettavo nulla, quello che è ottenuto è un’emozione stupenda e un orgoglio, per me e la mia famiglia”. Ha un obiettivo? “Partire per una missione umanitaria in Africa e fare il cammino di Santiago”, afferma, “e poi spero di poter aiutare più persone possibile. In tanti si fidano di me, ma sono solo un volontario, mi piace stare sul campo”.
        Le piacerebbe se qualcuno seguisse il suo esempio? “Mi auguro che tra 10-15 anni, quando magari non metterò più il costume, spero che una parte dei bambini che ho incontrato capisca perché ho scelto di vestirmi da Spider-Man. Spero che parta una catena e che qualcuno di loro entri nel volontariato”, conclude. “Ma quello che è più importante è rispettare la missione: non è per apparire, io sono Spider-Man 365 giorni all’anno. Al Gaslini la settimana scorsa un bambino mi aspettava vestito anche lui da Spider-Man: chissà che da grande non sia lui a trasformarsi in un supereroe”. (ANSA).
       


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