Medici No Vax, rientro nel caos. Sono pagati ma non lavorano

Condividi l'articolo

Far rientrare i medici no vax in corsia non è come dirlo. La decisione politica, arrivata a inizio novembre – a cavallo di un ponte di feste – non è così semplice da mettere in pratica in pochi giorni e sta inciampando in una lunga serie di intoppi. Perchè il pasticcio si risolva ci vorrà ancora un po’.

Innanzitutto le visite: quando l’assenza dal lavoro è di oltre 60 giorni, per poter rientrare il medico si deve sottoporre a una visita medica e l’unica figura autorizzata a rilasciare il certificato di buona salute in questo caso è il medico del lavoro. Che però, nella sua programmazione dell’agenda di novembre, non aveva tenuto conto dei medici no vax. D’accordo che non sono tantissimi ma comunque pesano sulle liste di attesa. Risultato: alcuni no vax non possono tornare operativi rima del controllo e dovranno aspettare ancora (almeno) una settimana.

Con il paradosso (che fa infuriare i colleghi vaccinati) che ricevono lo stesso lo stipendio in quanto «reintegrati per legge». Cioè, sulla carta sono tornati, nella pratica no. In sostanza, la decisione del premier Giorgia Meloni e del ministro della Salute Orazio Schillaci di reintegrare i 2mila no vax ospedalieri in anticipo di un mese per mettere una pezza alla carenza di personale di fatto fa guadagnare solo un paio di settimane rispetto alla scadenza ufficiale del decreto Speranza a fine dicembre.

Punto numero due: dove collocarli? Le Asl sono irremovibili: hanno contattato le strutture ospedaliere per dire di isolare i medici non vaccinati, o almeno di non lasciarli a contatto con i pazienti più fragili. Cosa accade quindi se un medico no vax lavora nel reparto di oncologia, infettivologia o è chirurgo in sala operatoria? «In questi giorni stiamo rilevando che è molto difficile spostare il personale sanitario specializzato – spiega Anton Giulio Costantino, studio legale Costantino & partners – e ricollocarlo in altre aree dell’ospedale meno pericolose. Ci sono ripercussioni interne. La cosa migliore è trovare una collocazione temporanea. Altrimenti il medico non vaccinato continua a essere considerato non idoneo».

Ça sans dire che il tema degli spostamenti potrebbe aprire una sequela di cause per mobbing nel momento in cui il cambio di reparto sappia di demansionamento, ma questo è un capitolo che verrà scritto più avanti.

La confusione è parecchia e soprattutto la situazione non è uniforme in tutta Italia. Alcune Regioni (Emilia, Lazio, Puglia, Campania) hanno intimato ai direttori delle aziende sanitarie non integrare i non vaccinati o di confinarli dove non rappresentino un pericolo.

Il nodo dei rientri è reso ancora più caotico da ferie, ricorsi e richieste di pensionamenti. Molti di quelli richiamati al lavoro si sono messi in ferie, altri hanno preso appuntamento dal loro avvocato per capire come anticipare il pensionamento ormai prossimo.

Per di più, essendo scaduti i termini, i no vax non devono nemmeno fare il tampone per entrare in ospedale. «Stiamo vivendo una situazione paradossale – spiega Costantino – per cui al momento siamo più sicuri dello stato di salute di un parente che va a visitare un paziente anzichè di un medico no vax».


Fonte originale: Leggi ora la fonte