Meloni e il patto di ferro Usa. Le mosse su gas e Ucraina

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Una giornata a dir poco intensa quella che si è lasciata alle spalle la premier Giorgia Meloni. Unica donna tra i leader dei venti Paese. E tra le pochissime presenti. Della quarantina di partecipanti fanno parte soltanto quattro donne: oltre la Meloni, ci sono la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, la numero uno del Fmi Kristalina Georgieva e la dg del Wto Ngozi Okonjo-Iweala.

Al suo debutto nel primo G20 in presenza dell’era post-Covid, la presidente del Consiglio ha parlato nel corso dei due panel previsti (quello sulla sicurezza energetica e quella sulla salute) e ha partecipato a due bilaterali di peso: il primo con il presidente americano Joe Biden e il secondo con il capo di Stato turco Recep Tayyp Erdogan.

Il successo lo si misura anche col cronometro. Il primo faccia a faccia, quello con Biden, è durato oltre un ora. Ben più dei venti minuti preventivati. Segno che il colloquio, cui hanno partecipato anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, è stato tutt’altro che una mera tappa formale. Si è parlato dei rapporti commerciali con la Cina e della guerra in Ucraina. Il dato politico dell’incontro lo sintetizza Palazzo Chigi con una nota nella quale si parla di «solidità dell’alleanza transatlantica e di legami «profondi e duraturi» tra i due Paesi. Biden e la Meloni concordano nello stigmatizzare l’uso «dell’energia come arma di ricatto» nella crisi in corso. La sintonia sull’Ucraina tra Biden e Meloni è piena. C’è infatti l’impegno a «continuare a fornire all’Ucraina il sostegno necessario per difendersi e a ritenere la Russia responsabile della sua aggressione», come recita un comunicato della Casa Bianca. Una solidità, quella dell’alleanza transatlantica, che è frutto per Palazzo Chigi di «un’eccellente cooperazione» nel fare fronte comune alle «sfide globali, dalla crescita economica alla sicurezza». La leader di Fratelli d’Italia ha inoltre rassicurato che il baricentro dei nostri interessi commerciali resta in Occidente, nonostante le scelte attualmente congelate, ma ancora in campo, di aprire di più a Oriente con la partecipazione alla nuova Via della Seta. Una «sfida globale» quella proposta da Pechino che non incontra il favore dell’amministrazione americana e sulla quale Washington chiede rassicurazioni agli alleati euroatlantici. Così come chiede rassicurazioni sul dossier riguardante Taiwan, che per Pechino è di stretta ed esclusiva competenza cinese. Terreno impervio, quest’ultimo, visto che oggi è previsto proprio un bilaterale tra Xi Jinping e la Meloni.

Di Ucraina si è tornato a palare anche nel faccia a faccia tra la Meloni e il premier turco. La lotta al terrorismo, hanno convenuto i due leader, deve restare una priorità. Meloni ed Erdogan hanno poi posto l’accento sulla necessità di lavorare insieme per contrastare la migrazione irregolare e favorire la risoluzione della crisi libica.

Nel primo dei suoi due interventi alla plenaria la Meloni ha posto l’attenzione sulla crisi energetica e sulla pesante crisi alimentare, causate dal conflitto in Ucraina. Un’emergenza che il G20 è chiamato a fronteggiare «con coraggio». Qualche ora dopo, intervenendo alla sessione dedicata alla salute, il presidente del Consiglio ha riconosciuto il contributo dei vaccini nel tenere a bada la pandemia innescata dal Covid-19, rimarcando tuttavia come non si debba «mai cedere alla facile tentazione di sacrificare la libertà dei nostri cittadini in nome della tutela della loro salute. Libertà e salute si tengono insieme. Anche grazie ai vaccini».


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