Meloni infiamma Milano “Covid mangiatoia del Pd”

Set 26, 2021

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    La piazza s’è destra. Fratelli d’Italia a palla, ma anche i Maneskin. E mentre la sinistra è costretta ad abbandonare il suo tradizionale spazio preferendo i salotti (anzi i salottini) e gli studi gli televisivi, Giorgia Meloni ieri pomeriggio a Milano ha dimostrato di saper riempire il lastricato su cui si affaccia il Duomo. Diverse migliaia di persone e un mare di bandiere tricolori per i Fratelli d’Italia che ritornano al tradizionale comizio che almeno per un pomeriggio umilia le plastificate campagne elettorali social. «Noi di piazze ce ne intendiamo – assicura l’intramontabile Riccardo De Corato – Riempivamo il Duomo con Almirante nel 1972 resistendo a orde di katanghesi amici di Capanna con le spranghe». Altri tempi anche se pure ieri la polizia ha dovuto caricare i manifestanti «no green pass». Confusione, ma nulla di grave se non un gestione dell’ordine pubblico un po’ colabrodo.

    Dal mega palco il candidato del centrodestra Luca Bernardo ha assicurato che «il centrodestra è una famiglia che può discutere, ma è sempre unita». E a rincuorarlo ci pensa la Meloni che a tutti grida di «non credere ai falsi sondaggi, sono commissionati e non rispecchiano il volere degli elettori». Come quelli errati che 5 anni fa a Roma forse le hanno rubato quel punto che l’avrebbe portata al ballottaggio per diventare sindaco. «Ora la sinistra dipinge Bernardo come una macchietta, ma lui è uno dei migliori pediatri e vi pare che le mamme affiderebbero i loro bambini a una macchietta?». Non solo. «Pensino piuttosto a Beppe Sala che fa campagna elettorale con Carola Rackete, una figlia di papà tedesca in combutta con gli scafisti che insegna a non rispettare le leggi e a speronare la Guardia costiera».

    Poi parte il fuoco di fila. «Draghi ha promesso che non aumenterà la tassa, bontà sua. Ma non ha detto che stanno rivedendo le stime catastali e allora le tasse aumenteranno tutte. Sarebbe una macelleria sociale contro cui faremo le barricate». Capitolo green pass. «Ci danno dei No vax, ma noi diciamo solo che siamo l’unico Paese al mondo in cui lo rendono obbligatorio per concederci la libertà di lavorare. Rendendoci sudditi e non cittadini». Il reddito di cittadinanza. «Mi accusano di aver detto che è metadone di Stato. Lo ripeto, il reddito di cittadinanza è metadone di Stato perché non cura la povertà, ma condanna chi lo percepisce a rimanere povero per sempre. E quindi dipendente dalla politica». Le tasse e i controlli fiscali. «Sono ormai il pizzo che lo Stato ti chiede per lasciarti lavorare». Un classico, il razzismo. «Non siamo razzisti, chiediamo ragione al governo di aver fatto entrare solo dall’inizio dell’anno 80mila clandestini, mentre qui la povertà aumenta». E qui l’applausometro s’impenna. Orgoglio di essere in un partito a cui il vento gonfia le vele. «Letta è il presidente del Pd, ma se ne vergogna talmente che a Siena si candida senza il simbolo. E per forza, dovrebbe spiegare ai senesi che la sinistra ha preso una banca per usarla come bancomat e dopo averla fatta fallire ha scaricato il conto sugli italiani». Ma non solo. «Dov’è la magistratura dopo tutti gli scandali che abbiamo scoperto, con la sinistra che ha trasformato il Covid in una mangiatoia?». Una bella domanda.


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