“Meloni? Macché pericolo Nyt vede fascisti ovunque”

Lug 29, 2022

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In concomitanza con l’avvio della campagna elettorale, è iniziata una narrazione che descrive il centrodestra come inadatto a governare, privo di appoggi internazionali e inviso a giornali, intellettuali e politici europei e occidentali. È davvero così? Se il centrodestra andasse al governo in Italia si troverebbe isolato? In realtà, numerose personalità internazionali autorevoli vedono di buon occhio un esecutivo di centrodestra nel nostro paese. È il caso di John O’ Sullivan, una vera e propria istituzione nel mondo liberale classico e conservatore inglese. Speechwriter di Margaret Thatcher a Downing Street e fedelissimo della Lady di ferro fino alla sua morte, O’ Sullivan è stato anche direttore della rivista National Review e oggi guida il Danube Institute. Lo abbiamo intervistato in esclusiva per Il Giornale.

Qualche giorni fa è uscito un articolo su «The New York Times» che ha fatto molto discutere in cui si affermava che «il futuro dell’Italia è desolante» sostenendo che Giorgia Meloni e il suo partito fossero «eredi della tradizione fascista», pensa che in Italia ci sia un «pericolo fascismo» se dovesse vincere il centrodestra?

«In Gran Bretagna c’è un vecchio detto che risale alle elezioni del 1947-1948: Quando sei nella cabina elettorale il New York Times non ti vede ma Dio sì. Il New York Times vede fascismo ovunque, basti pensare che ha descritto la destra inglese come una delle più razziste in Europa, eppure i Tories hanno al proprio interno numerosi esponenti delle minoranze che corrono anche per la leadership del partito. Giorgia Meloni è a tutti gli effetti un leader democratico e sono certo che, se portasse avanti politiche fasciste, sarebbero in primis gli elettori a rigettarle. Affermare che i suoi avversari sono fascisti è la carta che usa sempre la sinistra ma è importante che il centrodestra italiano rimanga unito».

La vittoria di un governo di centrodestra in Italia potrebbe avere conseguenze positive a livello europeo?

«È essenziale che l’Italia giochi un ruolo centrale nell’Unione europea, di solito la destra tende ad essere più legata all’ambito nazionale criticando le decisioni europee ma è importante vi sia un governo con un vasto consenso popolare. Dopo che nel 2011 Berlusconi è stato esautorato dal potere ed è caduto il suo governo, in Italia si sono succeduti una serie di governi tecnici, oggi serve un esecutivo con un forte sostegno popolare per realizzare in Italia le necessarie riforme».

Proprio in merito alle riforme, uno dei cavalli di battaglia dei conservatori inglesi è una politica economica liberale con una bassa tassazione, se dovesse dare un consiglio alla destra italiana sui temi economici cosa direbbe?

«Il taglio delle tasse, in particolare nel mondo del lavoro, e della burocrazia sono una priorità. Sono stato un grande amico di Antonio Martino di cui anche Margaret Thatcher era un’ammiratrice che mi ha sempre spiegato le problematiche del sistema fiscale italiano. Una semplificazione e un abbassamento della pressione fiscale potrebbe essere anche una soluzione per combattere il nero che nel vostro paese è un problema. Dopo la seconda guerra mondiale l’Italia ha avuto una grande crescita, ora servono politiche economiche liberali per ripetere il miracolo italiano».

Per vari anni è stato al fianco di Margaret Thatcher come speechwriter e consigliere, può raccontarci qualche aneddoto inedito del rapporto tra la Iron Lady e l’Italia?

«Margaret Thatcher era un’amante dell’Italia e ammirava il vostro paese, ricordo che nei giorni in cui doveva incontrare Giulio Andreotti, uscì la notizia delle accuse nei suoi confronti di un suo legame con la mafia. Fu una notizia che colpì molto la Thatcher che riteneva Andreotti un uomo di sani princìpi. In un’altra occasione ricordo una cena a casa di Kissinger con la Thatcher e Francesco Cossiga. Cossiga iniziò ad esporre la sua teoria delle cinque rivoluzioni: la rivoluzione inglese del 1688, la rivoluzione americana, la rivoluzione francese del 1789, la rivoluzione del 1977 animata da un principio marxista e anti liberale e infine la rivoluzione del 1989 che segna un ritorno dei valori liberali. La Thatcher risposte criticando la rivoluzione francese e si instaurò un dibattito tra i due. Posso dire che Margaret aveva un rapporto speciale con l’Italia e un legame molto stretto con il vostro paese».


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