“Mi do tempo fino a settembre…”. Le mosse di Salvini e l’avvertimento a Draghi

Giu 15, 2022

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    Draghi deve sapere che ci sono temi su cui non siamo disposti a transigere“. Così Matteo Salvini mette in guardia il premier Mario Draghi, chiamato a mettere in pratica un cambio di passo rispetto alla linea adottata fino a questo momento. Il Carroccio e il Movimento 5 Stelle mostrano grande insofferenza: sono i primi effetti del post-voto delle elezioni amministrative, visto che entrambi gli elettorati non gradiscono la presenza nella maggioranza.

    L’ex ministro dell’Interno lo sa benissimo e, senza girarci attorno, ha confermato che la base leghista di certo non è entusiasta di condividere l’esecutivo con Partito democratico e grillini: “Ora tutti quei dirigenti e militanti (compresi Zaia e Fedriga) che credevano in Draghi e in questo governo, mi chiedono di rifletterci bene“. E infatti c’è un orizzonte temporale ben definito entro cui cambiare le carte in tavola per evitare la crisi di governo. Altrimenti lo strappo potrebbe essere inevitabile.

    L’ultimatum di Salvini

    Le cause di tali mugugni sono da ricondurre al “perseverare degli errori” da parte dei ministri Roberto Speranza, Luciana Lamorgese, Patrizio Bianchi ed Enrico Giovannini. Pertanto Salvini, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha messo le cose in chiaro e ha lanciato una sorta di ultimatum: “Attendo risposte entro l’estate. Temo un autunno molto difficile. Ci sono tre mesi per sminare il terreno“.

    Tre mesi per togliere dal campo tutti gli ostacoli che minacciano l’identità della Lega. Motivo per cui Salvini pretende un nuovo corso del governo, rispettando i principi e le richieste del Carroccio. C’è una data cerchiata in rosso: il 18 settembre i leghisti torneranno sul patrone di Pontida. “Per quella data vogliamo risposte“, è stato l’avvertimento di Salvini.

    L’ipotesi dello strappo

    In effetti, riporta La Repubblica, negli ambienti del partito di via Bellerio si parla del 18 settembre come possibile occasione per annunciare lo strappo e il passaggio all’opposizione. Una scelta che sarebbe netta, dura, senza fronzoli. Il tutto perché il sostegno al governo Draghi sta diventando sempre più insostenibile da un punto di vista elettorale. Ma comunque Salvini ha dato al premier Draghi un lasso di tempo per scongiurare un simile scenario.

    Nelle ultime ore Lorenzo Fontana si è detto “abbastanza stanco“, rispondendo alla domanda se per la Lega sarà più difficile restare nell’esecutivo questo autunno. Subito dopo il deputato e vicesegretario del Carroccio ha rincarato la dose: “Se la Lega non è lì per incidere allora tanto vale che non ci stia“. Certo, ha parlato a titolo personale. Ma si tratta di una delle figure più vicine a Salvini. Sintomo di come l’insofferenza si vada progressivamente diffondendo nella galassia della Lega.

    Nello specifico la Lega chiede la pace fiscale, il superamento definitivo della legge Fornero, uno stop agli sbarchi, il taglio delle accise e altri fondi contro il caro energia. Salvini ha parlato di malumori verso il governo per le difficoltà legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), per la lentezza del percorso verso l’Autonomia e per i malfunzionamenti del reddito di cittadinanza. “È mio dovere prendere atto di queste riflessioni e lavorarci“, ha concluso Salvini.

    I malumori nella Lega

    I mal di pancia nel Carroccio si moltiplicano. Come scrive Paolo Bracalini su ilGiornale in edicola oggi, la Lega è una pentola a pressione: “Basterebbe un niente per far esplodere il malcontento che ribolle“. Si guarda con forte attenzione alle mosse di Giancarlo Giorgetti o Luca Zaia, tanto da spingere un deputato leghista a profetizzare: “Se danno un cenno, tantissimi parlamentari li seguirebbero“. Da vedere quale sarà l’atteggiamento della Lega il 21 giugno, quando sono previste le comunicazioni del premier Draghi in vista del Consiglio Ue.


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