Migranti, Salvini conferma il pugno duro. E Tajani vola a Bruxelles

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Nonostante le ritorsioni, annunciate e realizzate, dalla Francia, l’Italia non accenna ad arretrare dalle sue posizioni in merito alla necessità di trovare una nuova strada europea per la gestione dei migranti. Il nostro Paese, questo è quello che sostiene il governo di Giorgia Meloni, non può continuare a farsi carico di tutti i migranti che sfondano la frontiera meridionale dell’Europa, che coincide con le acque territoriali italiane a sud. L’Italia non è contro la Francia e si sta spendendo per migliorare la gestione a livello europeo, questo è il concetto ribadito anche da Antonio Tajani ospite di Lucia Annunziata a Mezz’ora in più, su Rai3.

Domani, il vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale sarà a Bruxelles per prendere parte ai lavori del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione europea. Sul tavolo, oltre alla guerra in Ucraina, anche gli ultimi sviluppi politici e di sicurezza nei Balcani occidentali e una sessione dedicata alla regione africana dei Grandi Laghi. Alla luce dei recenti eventi e su richiesta esplicita dell’Italia, verrà affrontato un punto relativo alla cooperazione in materia di flussi migratori, con particolare riferimento alla gestione dei soccorsi operati da navi private e all’attuazione di meccanismi effettivi di solidarietà europei.

Tajani invoca l’intervento compatto dell’Europa

Sul tema dell’immigrazione, il ministro degli Esteri da Lucia Annunziata ha sottolineato che in Italia “abbiamo posto un problema politico, non contro la Francia e la Germania, perché siamo un Paese che ha 7mila chilometri di costa che sono la frontiera meridionale dell’Europa“. L’Unione europea, giunta a questo punto, “deve affrontare la questione immigrazione a breve, medio e lungo termine. Non c’è solo il contrasto all’immigrazione selvaggia, bisogna fare un lavoro a lungo termine per risolvere il problema alla radice“. Il che non significa fermare gli arrivi ma bloccare le partenze. In quest’ottica, ha spiegato Tajani, l’Italia avanzerà una proposta a livello dell’Europa per la verifica delle organizzazioni non governative e per il ricollocamento delle persone in base anche alla popolazione: “Bisogna vedere di che tipo di migranti si tratta. Il migrante economico è diverso rispetto all’ucraino che fugge dalle bombe“. Un concetto che sembra lapalissiano ma che la sinistra ha spesso usato per sollevare polemiche strumentali.

Il “piano Marshall” per l’Africa e la regolamentazione delle Ong

Per questa ragione Antonio Tajani invoca una sorta di “piano Marshall” per l’Africa, perché “se non affrontiamo subito il problema” ci saranno “milioni di persone che si sposteranno” da questo continente a causa di guerra, terrorismo, povertà, fame e cambiamento climatico. Ma in prima istanza, la Commissione europea dovrebbe regolamentare le organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo: “È chiaro che devono essere salvate le persone in mare, ma non vorrei che alcune Ong decidessero la politica migratoria dell’Europa, creando magari attriti tra diversi Stati“.

Di 90mila migranti arrivati in Italia, 8mila dovevano essere ricollocati nei Paesi dell’Ue, ma “fino ad oggi ne sono stati ricollocati 117, di cui 36 in Francia. Noi abbiamo sempre rispettato tutti gli accordi, l’Italia ha sempre fatto la sua parte, sono gli altri che non li hanno mantenuti“. Quelli snocciolati da Antonio Tajani sono i numeri reali, non teorici sbandierati dalla Francia, sulle ricollocazioni effettive. L’Italia è un presidio di prima linea per la sua posizione geografica ma non può essere l’unico approdo: “Quale è il porto sicuro? Sembra i porti sicuri siano solo italiani, ma c’è anche il porto tunisino, maltese e francese. Non è scritto da nessuna parte che tutti debbano venire in Italia. Non siamo la porta d’ingresso dell’Europa. Siccome queste persone vogliono venire in Europa, l’Italia non può da sola farsi carico di questo problema“.

Matteo Salvini annuncia il “pugno duro” contro l’immigrazione clandestina

Dai social, Matteo Salvini ha annunciato le prossime mosse del governo nel contrasto all’immigrazione clandestina. “Stretta in vista: multe, sequestri, e più controlli. Il governo pronto al pugno duro sugli sbarchi“, si legge nella card pubblicata da Matteo Salvini sui suoi profili. “Chi sbaglia paga. Bene così“, è la didascalia che accompagna il messaggio del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, da sempre favorevole a una linea anti-immigrazionista che lavori sulle strette agli ingressi illegali nel Paese.

Piantedosi tira dritto: “Non è una guerra alla Francia ma andiamo avanti”

Rientrato nella sua terra d’origine, l’avellinese, per un incontro con gli amministratori locali, Matteo Piantedosi è tornato sulla questione migranti. Il ministro dell’Interno ha specificato che “non abbiamo dichiarato guerra” a Parigi, “nel modo più assoluto“. Ma questo non significa che l’Italia ora farà un passo indietro per la reazione scomposta del governo di Macron. Anzi, Piantedosi assicurato che come come governo “andiamo avanti nell’interesse dei cittadini“, con “un’unica voce“. Piantedosi ha assicurato: “Sono assolutamente tranquillo, siamo sulla strada giusta“. Quindi, il titolare del Viminale ha concluso: “Ho l’orgoglio e l’onore di far parte di un governo totalmente pulito, monolitico, granitico e convinto di andare avanti per la sua strada e durare cinque anni al servizio del paese. Se qualcuno pensa di indebolirlo azzannando il ventre molle del tecnico si sbaglia di grosso“.


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