• Mosca, Usa in guerra se danno missili a lungo raggio a Kiev

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    “Se Kiev ottenesse” i missili a lungo raggio che ha richiesto agli Stati Uniti, “grandi città russe, oltre che infrastrutture industriali e dei trasporti, ricadrebbero nell’area di possibile distruzione. Uno scenario del genere significherebbe un diretto coinvolgimento degli Stati Uniti in un confronto militare con la Russia”. Lo ha dichiarato all’agenzia Sputnik l’ambasciatore russo negli Usa, Anatoly Antonov. “Particolarmente preoccupante è il fatto che da molti mesi l’Ucraina sollecita la fornitura di missili tattici operativi Atacms, progettati per colpire obiettivi a una distanza massima di 300 km”, ha aggiunto.

    “Prima, quando guardavamo in alto, cercavamo sempre un cielo blu. Oggi, quando guardiamo in alto, cerchiamo solo una cosa: la bandiera dell’Ucraina. Il nostro giallo-blu sventola già a Izyum liberata. E così sarà in ogni città e villaggio ucraini. Ci stiamo muovendo in una sola direzione: avanti e verso la vittoria”. Circondato da guardie armate, sulla spalla una toppa con la scritta ‘Ucraina o morte’, Volodymyr Zelensky arriva a sorpresa a Izyum, il più importante dei centri riconquistati dalla controffensiva nella regione di Kharkiv, per omaggiare il successo delle sue truppe e promettere che è solo l’inizio. I prossimi obiettivi strategici restano le linee di contatto nel Donbass e le zona di Kherson a sud, ma sulle ali dell’entusiasmo il presidente ucraino in versione commander in chief prova a infondere fiducia e guardare oltre, evocando anche la Crimea: “Il mio messaggio è che torneremo. Non importa quello che i residenti dei territori occupati hanno sentito in questi otto anni dalla tv di propaganda. Non importa per noi. Lo sappiamo che la verità è dalla nostra parte. Non so quando accadrà. Nessuno lo sa. Verremo perché questa è la nostra terra e la nostra gente”. Il ritorno di buona parte dell’oblast di Kharkiv in mani ucraine dopo la fuga del nemico, confermata anche dal Pentagono, si accompagna però ogni giorno di più alla scoperta delle temute atrocità commesse in questi mesi. “Non ci si può abituare a queste cose, ma dopo Bucha non saremo sorpresi dai passi compiuti dai terroristi russi, perché vediamo la stessa cosa. Di nuovo torture, di nuovo distruzione di scuole, asili”, ha detto Zelensky, mentre la Difesa ha denunciato il ritrovamento di “una camera della tortura russa a Balakliya liberata”, pubblicandone un’immagine in cui la preghiera del Padre Nostro appare incisa sul muro dai prigionieri. Dopo i raid contro impianti energetici a Kharkiv, che a lungo hanno lasciato la popolazione al buio, l’esercito russo ha preso di mira infrastrutture idrauliche a Kryvyi Rih, la città natale di Zelensky nel sud, scatenando l’allarme aereo in tutto il Paese. Per gli ucraini è una nuova vendetta mirata a provocare “una crisi umanitaria”. Mosca ha anche bombardato a tappetto il Donetsk, dove passa la linea del fronte, con pesanti attacchi in particolare ad Avdiivka e Kramatorsk e almeno 5 civili uccisi e 16 feriti in 24 ore. Le forze di Kiev continuano comunque ad avanzare, con 8.500 km quadrati di territorio ripreso, e adesso guardano al Lugansk. “Ora c’è un assalto a Lyman e potrebbe esserci un’avanzata su Siversk”, ha spiegato il consigliere presidenziale Oleksiy Arestovych. Le posizioni russe nell’area sembrano però ancora salde, tanto che le truppe risultano tornate a Kreminna, dopo le notizie di fuga delle scorse ore. A Mosca, intanto, dopo i rischi di una “Terza Guerra Mondiale” evocati da Dmitry Medvedev, è il Cremlino a intervenire duramente contro la bozza di trattato di sicurezza presentata da Kiev, che vede l’Italia tra i garanti. Se venisse adottato, la Russia “reagirà in modo negativo”, anche perché avvicinerebbe l’entrata dell’Ucraina nella Nato, ha avvertito il portavoce di Vladimir Putin, secondo cui questo dimostra la necessità della “operazione militare speciale”. Una ripresa dei negoziati resta insomma difficile, anche se la vicepremier ucraina Olga Stefanishyna ha affermato che, dopo il successo del contrattacco, funzionari russi hanno contattato le autorità per negoziare. Ma il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres frena gli entusiasmi. “Ho la sensazione che siamo ancora lontani dalla pace in Ucraina, mentirei se dicessi che può accadere a breve. Le possibilità di un accordo di pace ora sono minime”, ha detto dopo una telefonata con Vladimir Putin, incentrata anche sull’emergenza alla centrale nucleare di Zaporizhzhia e la crisi del grano. Scholz, che l’aveva sentito ieri, è stato ancora più chiaro: “Purtroppo non posso dire che il presidente russo abbia maturato l’idea che iniziare la guerra sia stato un errore, e non ha accennato al fatto che cambierà atteggiamento”. E anche il presidente americano Joe Biden ha predicato prudenza: “È chiaro che gli ucraini hanno fatto progressi significativi. Ma sarà un lungo cammino”. Intanto emergono ricostruzioni sul fatto che Putin respinse un’offerta per fermare l’invasione ai primi di marzo. L’inviato russo per l’Ucraina Dmitry Kozak – ha scritto la Reuters citando “tre persone vicine alla leadership russa” – raggiunse all’epoca un accordo con Kiev che prevedeva la rinuncia ad entrare nella Nato. Kozak, nato ucraino, avrebbe detto a Putin che a suo giudizio l’intesa raggiunta rendeva inutile l’operazione militare. Ma nonostante in un primo momento avesse appoggiato i negoziati, il presidente russo giudicò insufficienti le concessioni di Kiev, dicendo che aveva ormai ampliato i suoi piani con l’obiettivo di annettere parti del territorio ucraino. L’accordo fu quindi lasciato cadere. “Fake news”, le ha liquidate il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov quando gli è stato un commento.


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