• Mps, i pm accelerano: gli ex Viola e Profumo verso il rinvio a giudizio

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    Anni di mano morbida, con la Procura di Milano che sosteneva ostinatamente l’innocenza dei nuovi vertici del Monte dei Paschi di Siena dalle accuse piovute loro addosso. Ma nel cataclisma che ha investito gli uffici giudiziari del capoluogo lombardo c’è spazio anche per un new deal meno indulgente verso Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, i due top manager collocati dal governo Renzi nel 2012 al vertice del disastrato istituto di credito. Ieri sera, a borse chiuse, dalla Procura partono le notifiche telematiche che annunciano a Profumo e Viola, e ad altri due esponenti di Rocca Salimbeni, che le indagini a loro carico sono chiuse e che si prepara per loro la richiesta di rinvio a giudizio. Falso in bilancio e false comunicazione ai mercati, questa l’accusa. Approdati ai vertici di Mps, i due avrebbero continuato fino al 2015 a presentare conti falsificati, occultando ai mercati e all’opinione pubblica lo stato di sostanziale bancarotta in cui versava la più antica banca del mondo. Undici miliardi, l’importo del buco nascosto.

    A questa accusa, come dalle altre mosse nei loro confronti anche dagli esposti dei piccoli azionisti, la Procura sotto la gestione di Francesco Greco aveva sempre sostenuto che Profumo e Viola fossero estranei, e aveva ripetutamente chiesto l’archiviazione del fascicolo a loro carico, andando a sbattere contro il diniego del tribunale. Ora i tempi sono cambiati, Greco è in pensione ed è sotto indagine a Brescia proprio per la sua gestione del fascicolo Mps; indagato anche il suo superconsulente Roberto Tasca, che nella perizia giurata avrebbe omesso di citare una relazione della Banca centrale europea che certificava la voragine dei conti di Mps. I pm che anche nel filone principale del processo Mps avevano chiesto l’assoluzione di Profumo (che invece venne condannato) sono stati a loro volta incriminati a Brescia e poi prosciolti. Inevitabilmente, già prima che a Milano arrivasse il nuovo procuratore Marcello Viola, il fascicolo-bis è stato assegnato a pm meno convinti dell’innocenza del grande manager piddino: e sono i nuovi pm Roberto Fontana e Marina Cavalleri, sotto la guida del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, a firmare ieri l’avviso di conclusione indagini. Il comunicato arriva alle 17,40 dagli uffici della Procura milanese. Si spiega che le indagini sono state chiuse a carico di «cinque indagati» di cui quattro persone fisiche e una persona giuridica», ovvero Mps. Insieme a Viola e Profumo, i destinatari dell’avviso sono il presidente attuale dell’istituto, Massimo Tononi, e il direttore finanziario Arturo Betunio (mentre, spiega la Procura, il fascicolo a carico di altri indagati viene stralciato e prosegue le indagini). L’accusa, si spiega, riguarda «i bilanci e le comunicazioni al mercato per gli anni 2014, 2015, 2016». Nell’avviso si legge che Profumo, Viola e Betunio «alteravano in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica» della società. A Tononi viene contestato di avere nascosto nel bilancio 2015 perdite per cinque miliardi.

    La Procura aveva tempo fino al 30 settembre, ieri decide di anticipare le mosse anche per schivare i sospetti di immobilismo elettorale. La notizia arriva comunque in un momento assai delicato per Mps, alle prese con un contrastato aumento di capitale da due miliardi e mezzo, voluto dal governo e dal nuovo amministratore delegato Luigi Lovaglio. Ma il primo a rimetterci potrebbe essere l’ex ad Profumo, che oggi è alla guida di Leonardo, dove è in attesa di una riconferma che il nuovo guaio giudiziario renderebbe problematica. Mentre restano senza risposta le domande sul trattamento giudiziario di riguardo ottenuto fino a poco tempo fa dai vertici di Mps: che non è del tutto finito, se il processo d’appello a Profumo per il filone principale a due anni dalla sentenza di primo grado non risulta ancora fissato.


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