• Nei paesi sommersi tra morti e sfollati. La rabbia dei sindaci: “Noi non avvisati”

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    Quattro ore come quattro mesi. Dalle 17 alle 21 del giovedì che nelle Marche nessuno potrà dimenticare sono caduti in duecentoquaranta minuti 400 millimetri di acqua, pari a circa un terzo dei 1.200 che cadono mediamente ogni anno in questa parte dell’anconetano che ha pagato un prezzo elevatissimo e inatteso al nubifragio di fine estate, spingendo i sindaci del territorio a protestare per non essere stati avvisati («abbiamo ricevuto solo un bollettino con allerta gialla per pioggia») e il consiglio dei ministri a dichiarare ieri lo stato di emergenza per tutta la regione, lungamente invocato dal governatore Francesco Acquaroli. Ieri sera il bilancio dei morti parlava di dieci morti. Tra essi cinque di Ostra: Andrea Tisba di 25 anni e il padre Giuseppe di 65, sorpresi dall’acqua e dal fango nel garage dove erano accorsi per cercare di mettere in salvo l’automobile, così come Diego Chiappetti di 52, poi l’84enne Ferdinando Olivi, annegato nella sua abitazione e un cittadino italiano di origine marocchina, Mohamed Enaji, di 42 anni. A Ostra Vetere morta la 77enne Erina Febi, annegata nella sua abitazione, e a Trecastelli Maria Luisa Sereni, 80 anni, annegata in un garage. Due le vittime ancora non identificate che potrebbero essere l’89enne Gino Petrolati di Bettolelle, frazione di Senigallia, e la 17enne Luisa Bartolucci (ma il sindaco del suo paese, Barbara, la chiama Noemi). Potrebbero quindi scendere a due i dispersi: Brunella Chiù, 56enne madre di Luisa Bartolucci, e Mattia, il bambino di 8 anni che è stato strappato dall’acqua dalle braccia della madre, la farmacista Silvia Mereu. Naturalmente ci sono anche parecchi feriti, con almeno 38 persone che sono state ricoverate nei pronto soccorso principalmente dell’ospedale di Senigallia, solo quattro dei quali sono stati trattenuti. Il più grave è un quarantaquattrenne di Sassoferrato che si trova al reparto di rianimazione di Fabriano per una sindrome da annegamento. E c’è anche la contabilità degli sfollati, con 150 persone attualmente senza casa. Secondo la prefettura di Ancona «la maggior parte di queste persone si trova nel comune di Senigallia, ma il numero è in crescita». Tante persone si sono salvate in modo rocambolesco, trovando riparo sui tetti o nei piani alti dell’edificio in cui si trovavano. Danni incalcolabili anche alle cose: campi allagati e distrutti, centinaia di auto danneggiate e trascinate via, strade impercorribili, il ponte Garibaldi nel centro storico di Senigallia con le paratie rotte dalla furia del torrente Misa. Già da ieri mattina gli «angeli del fango» cooperavano con le forze del soccorso per riparare il riparabile, per svuotare case, cantine e strade dal fango.

    Quello che è accaduto giovedì pomeriggio ha pochi precedenti. Il nubifragio che ha colpito le Marche è stato il più intenso degli ultimi 10 anni in Italia: lo indicano i dati registrati dai sistemi di monitoraggio delle precipitazioni della rete pluviometrica nazionale dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Irpi). Gli eventi parlano di un evento parzialmente imprevedibile, almeno quando è così localizzato, ma la procura di Ancona ha aperto un fascicolo d’inchiesta che ipotizza i reati di inondazione e omicidio colposo, ancora a carico di ignoti. Il fascicolo è nella mani del procuratore aggiunto Valentina D’Agostino.

    E oggi nella regione è prevista l’allerta gialla per rischio idrogeologico e idraulico. Nell’annunciarlo la Prefettura di Ancona raccomanda «l’adozione di comportamenti estremamente prudenti». Raccomandazioni tardive.


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