Nel Pd sono stufi dei 5 Stelle: “È tornato il partito del No”

Mag 10, 2022

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    I rapporti tra Movimento 5 Stelle e Partito democratico si fanno sempre più gelidi, con una serie di botta e risposta a distanza che giorno dopo giorno mette a repentaglio la tenuta dell’asse giallorosso. M5S e Pd da tempo provano a siglare accordi sul territorio, con la speranza di arrivare a un’alleanza strutturale in vista delle elezioni politiche del 2023. C’è però un grosso problema: l’unione a livello nazionale negli ultimi giorni è tornata in salita, in balia delle spaccature e delle relative polemiche che minano la strada verso l’alleanza giallorossa. Questo si traduce in malumori all’interno dei rispettivi gruppi in Parlamento.

    Nel Partito democratico aumentano progressivamente i mugugni nei confronti del Movimento 5 Stelle, che di recente è tornato a sposare diverse posizioni che nei fatti vanno nella direzione opposta sia della linea del governo sia di quella del fronte giallorosso. In molti lo leggono come un tentativo di Giuseppe Conte di sfilarsi e ottenere visibilità politica, come una sorta di primo passo per la campagna elettorale.

    Ma i pensieri maligni lasciano spazio alle dinamiche politiche all’interno del palazzo, che restituiscono la fotografia di un M5S ormai spaccato e un Pd sempre più distante dai binari dei 5 Stelle. In questa situazione non mancano segnali di insofferenza. Un esempio sono le parole del senatore dem Dario Stefano, che su Twitter ha sferzato i grillini (seppur senza citarli direttamente): “Dal termovalorizzatore all’ILVA passando per l’Ucraina. È tornato il partito del NO. Tutt’altra cosa rispetto al ‘campo largo’ come alleanza dei SI e del riformismo che serve al Paese. A cosa serve invece tornare alla raccolta di ‘bandierine’?“.

    Il riferimento è chiaramente ai 5 Stelle, che nelle ultime settimane sono tornati con i loro “no” per distinguersi dagli altri partiti e cercare di svolgere un ruolo di rilievo. Gli argomenti che riscontrano le contrarietà pentastellate sono principalmente tre: “no” all’invio di armi sempre più letali all’Ucraina, “no” alla realizzazione del termovalorizzatore a Roma, “no” alla proposta governativa di trasferire le risorse destinate alle bonifiche dell’area di Taranto all’attività produttiva di Acciaierie d’Italia.

    Dal suo canto Giuseppe Conte ha iniziato ad alzare i toni non solo contro il premier Mario Draghi, ma anche verso il Partito democratico di Enrico Letta. Il segretario del Pd da tempo auspica la nascita di un campo largo, un’accozzaglia di partiti per tentare di battere il centrodestra in occasione delle prossime elezioni. Il suo Ulivo 2.0 però è già secco e potato: se si parte con questi presupposti di dissidi con i 5 Stelle, come sarà possibile riunire tutti sotto un unico cappello?


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