Nera e pop, Simone Leigh alla Biennale

 NEW YORK, 14 OTT – Da Brooklyn a Venezia: sara’ Simone Leigh, la cui monumentale “Brick House” domina sulla Decima Strada il plinto del parco della High Line, a rappresentare gli Stati Uniti alla prossima Biennale di Venezia.
    Nata nel 1967 a Chicago da genitori giamaicani, l’artista e’ la prima donna nera a popolare con le sue creazioni il padiglione americano dei Giardini di Castello durante la manifestazione che avrebbe dovuto aprire il prossimo maggio ma che a causa della pandemia e’ stata rinviata alla primavera 2022. L’annuncio ufficiale dell’Institute of Contemporary Art di Boston, che ha co-commissionato l’esposizione e la cui chief curator, Eva Raspini, sta organizzando una grande rassegna della Leigh l’anno successivo, conferma l’anticipazione oggi sul New York Times.
    Centrale nell’opera della Leigh sono le storie di donne afro-americane: storie con la “S” maiuscola e con la “s” minuscola, dalle rivolte nel carcere di Brooklyn negli anni Settanta, o l’arresto di Debbie Africa, nera, incinta di otto mesi, che partorì di nascosto in carcere. A scegliere Simone per la Biennale e’ stato l’ufficio per gli affari culturali del Dipartimento di Stato su raccomandazione di altri artisti e curatori. “Penso di essere parte di un piu’ ampio gruppo di artisti e pensatori che hanno raggiunto massa critica”, ha detto la Leigh: “Il clima orribile che stiamo attraversando non riesce a distrarmi di quanto sia straordinario oggi essere un artista nera”. Gli ultimi due rappresentanti Usa alla Biennale, lo scultore Martin Puryear e il pittore Mark Bradford erano anche loro afro-americani.
    Vincitrice del premio Hugo Boss 2018, la Leigh lavora principalmente con la ceramica e il bronzo ed e’ stata esposta al Whitney e al Guggenheim. Le sue sculture raffigurano corpi di donne nere che diventano tutt’uno con le forme dell’architettura vernacolare africana o di brocche o caraffe diffuse nelle comunita’ della diaspora africana. Per Venezia l’artista realizzera’ una scultura di bronzo monumentale collocata nel cortile esterno dell’edificio che, con le sue colonne neoclassiche, ricorda alla Leigh la Casa Bianca “con tutti i suoi strati di significato”. Altre opere in ceramica, bronzo e rafia saranno piazzati nelle cinque gallerie del padiglione popolandoli per la prima volta in molti anni di rappresentazioni figurative. Parte integrante del progetto e’ la collaborazione con un college femminile storicamente nero, lo Spelman di Atlanta, le cui studentesse parteciperanno a tutte le fasi della realizzazione del padiglione: l’obiettivo e preparare giovani donne di colore a lavorare nel mondo delle arti e del musei finora dominato dai bianchi. (ANSA).
   


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