Nicola Morra, il peggio del peggio

Nicola Morra è il peggio! Il peggio del peggio. Non solo della settimana, ma anche della politica. Le sue parole pesanti come un macigno, affilate come una spada hanno colpito il cuore di tutti. Lacerandolo. Parole insensate, piene di supponenza, arroganza. Piene di rabbia. Livore. Parole che hanno offeso migliaia di malati oncologici che, nonostante la bestia maledetta li divori e li consumi, lottano. Con coraggio, con fatica. Tutti i santi giorni che il buon Dio gli dona sulla Terra. Vivono.

Nicola Morra è il nulla. Nicola Morra non è. Si adatta come acqua corrente in una strada di campagna in discesa. Si accosta ai lati, scorre in silenzio. Non da fastidio. A nessuno. Nemmeno alla mafia. È lì, e scopri della sua esistenza solo quando apre la bocca per attaccare e offendere la memoria di Jole Santelli. Senza pudore. Senza ritegno. Senza alcuna vergogna.

Sull’arresto di Domenico Tallini, presidente del Consiglio Regionale della Calabria ha detto a radio Capital: “È la dimostrazione che ogni popolo ha la classe politica che si merita” e fino a qui come dargli torto? Ma poi, in preda al suo egocentrismo, alla sua sete di apparire ha detto: “Sarò politicamente scorretto. Era noto a tutti che la presidente della Calabria fosse una grave malata oncologica. Umanamente ho sempre rispettato la defunta Jole Santelli, politicamente c’è un abisso. Se però ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia, ognuno dev’essere responsabile delle proprie scelte: hai sbagliato, nessuno ti deve aiutare, perché sei grande e grosso.”

Nicola Morra presiede una delle commissioni più importanti, quella dell’Antimafia. E, dall’alto del suo ruolo ha iniziato la squallida campagna elettorale. Peccato, però, che le sue azioni non sono degne di nota. È un contenitore sterile, fatto di luoghi comuni e frasi fatte. Pescate chissà da quale manuale dell’anti ‘ndrangheta. Morra è un professore senza una storia. Non ha nessuna eredità politica e provenienza. Non ha faticato per arrivare al Senato. Per occupare quella poltrona. È stato chiamato. Sorteggiato da un Movimento impaludato. Minimo sforzo, minima resa. È come se Nicola Morra avesse vinto con un gratta e vinci da un euro e cinquanta centesimi. Ma senza aver nemmeno grattato. Si difende Morra, cerca, inutilmente, di arrampicarsi sugli specchi. Rompendoli. La rai lo censura e blocca la sua partecipazione a Titolo Quinto. Peccato, avrebbe avuto una buona occasione per chiedere scusa e dimettersi.

Elisabetta Casellati lo condanna: “È una frase grave che disonora le istituzioni. Perché infanga la memoria di Jole Santelli ritenuta colpevole di essere stata malata; perché discrimina senza umanità i malati specie quelli oncologici; perché delegittima la libera scelta degli elettori, perché offende i calabresi come fossero tutti delinquenti”. Ma lui non ci pensa a lasciare il posto. Insieme al gratta e vinci ha ottenuto anche la colla. E non parliamo della vinavil. Ha vinto una colla potente, utile per rimanere attaccato alla poltrona. Morra è il segnale d’allarme che ci dice che la politica non c’è più. Dopo di lui rimane solo l’acqua, che continua a scorrere nel silenzio. Nell’indifferenza.



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