Nidil Cgil e Consigliere di Parità di Rimini, Ravenna e Reggio Emilia: “Che genere di somministrazione”

Nov 22, 2021

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    La ricerca è promossa da Nidil Cgil di Rimini, Ravenna e Reggio Emilia e dalle Consigliere di Parità di Rimini, Ravenna e Reggio Emilia, è curata dall’Università di Urbino insieme a Ires Emilia-Romagna, dal titolo “Che genere di somministrazione” e si propone di investigare le condizioni di lavoro e le forme di discriminazione presenti nel lavoro in somministrazione in una prospettiva di genere. La ricerca, di cui oggi vi presentiamo i primi dati e che si concluderà nei primi mesi del 2022, si articola su tre direttrici: l’analisi dei dati, la somministrazione di un questionario e interviste a testimoni privilegiati per cogliere più in profondità le dinamiche discriminatorie.

     

    I dati sottolineano in particolare due aspetti:

    il primo è la riflessione che coinvolge tutti noi, istituzioni ed associazioni, che dai dati emerge come la somministrazione di lavoro non sia, o meglio, non funzioni quale strumento di politica attiva del lavoro ovvero non si rileva, a differenza del pensiero comune, quale porta di accesso al lavoro stabile ma piuttosto si rileva uno strumento delle aziende e per le aziende per affrontare una produzione sempre più in just time, in un mercato economico internazionale che chiede una flessibilità estrema lasciando così la somministrazione di lavoro, ancora di più, strumento di precarietà piuttosto che strumento di promozione dell’occupazione di qualità ed in particolare per le donne che diventano lavoratrici indirette per forza, più degli uomini e come emerge dai risultati del questionario, le donne in particolare ricorrono alle agenzie per il lavoro per necessità rispetto ad un mondo del lavoro che lascia pochissimi spazi ad un ingresso tradizionale.

    Il secondo punto è una riflessione che parte dai dati del questionario, dove nonostante tutte le cautele e le regole che il legislatore ha introdotto a disciplinare questo particolare rapporto di lavoro, emergono disparità di trattamento non solo sulla retribuzione, tra l’altro non consentita dalla norma, ma soprattutto disparità che si traducono in discriminazioni su condizioni soggettive dei lavoratori e delle lavoratrici, quali ritmi di lavoro più intensi rispetto ai lavoratori diretti, meno diritti ovvero contratti non rinnovati in presenza di maternità, di familiari disabili, ma anche di non avere un permesso dal lavoro per poter sostenere un concorso pubblico e poi più di uno ha parlato di veri e propri ricatti.

    Resta quindi, ancora non raggiunta la parità retributiva che si muove tra l’ enunciazione formale ed l’ effettività del diritto e qui la sfida, quella che per noi è un obbligo ovvero di garantire l’esercizio effettivo del diritto
    Negli ultimi anni è stato in continuo aumento il ricorso al contratto di somministrazione, salvo poi contrarsi durante il periodo di pandemia e lookdown; ma in questo particolare settore di occupazione, quale è stato l’impatto sulla condizione femminile nelle province in esame e come si presenta la ripresa dell’occupazione?
    Con specifico riferimento ai contratti part time e full time stipulati in provincia di Rimini emerge che nel 2020 il lavoro in somministrazione è calato del 13,7% per le sole donne; il lavoro scende nella provincia con maggiore rapidità per la componente femminile.
    Soffermando lo sguardo sul lavoro part time, spesso molto diffuso e involontario, si registra che in media in Emilia Romagna i lavoratori somministrati erano il 34,4% in pre-pandemia, con punte più alte a Rimini (49,5%).
    Il lavoro part time è tipicamente femminile e a Rimini raggiunge il 58,7% a fronte del 43,2% maschile; una prima riflessione su questo dato parrebbe trovare giustificazione nella difficoltà che hanno le donne a conciliare il lavoro con l’attività di cura dalla famiglia, tuttavia in molti casi potrebbe celarsi una scelta obbligata.
    Inoltre in fase pre-pandemica, l’analisi della struttura retributiva tra lavoro dipendente, complessivamente inteso e in lavoro di somministrazione rileva l’insistenza del gender gap anche nel settore della somministrazione e un divario retributivo sulla giornata retribuita tra lavoro dipendente e lavoro in somministrazione.
    A Rimini la retribuzione media annua lorda di chi lavora in somministrazione è il 61,4% in meno della media lavoro dipendente e questo dipende soprattutto dal numero di giornate retribuite nedia in meno, che è tipico nella natura del lavoro somministrato , ma anche da una retribuzione lorda giornaliera più bassa del – 13,8% che apre una riflessione sul principio di parità di trattamento retributivo.
    A Rimini le lavoratrici in somministrazione lavorano il -20% in meno delle giornate rispetto ai lavoratori maschi, hanno una retribuzione lorda annua del -27,8% in meno e una retribuzione giornaliera del -9,1% in meno rispetto ai lavoratori maschi.
    Guardando poi i dati relativi al tempo determinato e indeterminato, sul totale complessivo delle lavoratrici poste in somministrazione , emerge che agli uomini è stata proposta una assunzione a tempo indeyterminato a fronte del 13% delle donne.
    Altro dato sconcertante che emerge dai questionari pervenuti è quello che al 48% delle donne l’agenzia di somministrazione ha posto domande circa la propria condizione famigliare (figli, matrimonio, anziani con disabilità…) e l’ 83% sulla disponibilità a lavoro (straordinario, flessibilità…) in linea con la componente maschile.
    Non ci sorprende affatto prendere atto che dai questionari emerge ancora una volta che al 42% siano state poste domande sulle prospettive di carriera, mentre solo al 23% delle donne, come a sottolineare la carriera fosse solo prerogativa degli uomini.
    Soffermandoci poi sul tema della sicurezza, in particolare su violenza, molestie , discriminazioni e ricatti il campione registra il 29% vittime le donne e il 32% vittime uomini.
    La stima delle cifre riassunte indicano il persistere di un divario di genere che necessità di interventi tesi ad eliminare le discriminazioni e le resistenze di vecchi stereotipi.
    Il 25 ottobre u.s. Il Senato ha approvato in via definitiva la proposta di legge che apporta modifiche al codice delle pari opportunità (d.lgs 198/2006), la riforma prevede importanti novità che vanno dall’ampliamento delle ipotesi di discriminazioni di genere, maggiore trasparenza per le imprese tenute ad adottare il rapporto sulle retribuzioni, nonché un sistema premiale che incentiva i datori di lavoro a prevenire i divari retributivi e a promuovere la cultura della pari opportunità.
    Quando accendiamo il riflettore sulla condizione delle donne, affrontiamo una storia secolare che, dalla loro “naturale” esclusione dai diritti, ci conduce lentamente lungo una strada che, passando dalla estensione formale, ci conduce fino all’impegno contro la discriminazione
    Questo tuttavia è solo l’inizio di una strada che sarà lunga e lenta da percorrere, ma l’Agenda Europa 2030 è già scritta, spetta ai Paesi membri tradurne in pratica gli obiettivi.

     

    La Consigliera di parità di Rimini Adriana Ventura
    la Segretaria generale NIdiL CGIL Rimini Alessandra Gori

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