Niente radici cristiane, addio a mamma e papà e insetti come alimento. Così vogliono riscrivere i trattati europei

Mag 6, 2022

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    L’esercizio di democrazia che avrebbe dovuto sancire il destino dell’Unione europea per i prossimi decenni coinvolgendo milioni di cittadini, si è rivelato, come spesso accade quando si ha a che fare con le istituzioni europee, più una trovata pubblicitaria che un’iniziativa con proposte davvero utili.

    Così, la Conferenza sul futuro dell’Europa ha rappresentato l’ennesima occasione mancata e, nonostante il periodo sfortunato tra la pandemia e la guerra in Ucraina, la partecipazione di solo 674.357 cittadini a fronte dei 446 milioni di abitanti dei paesi Ue è un dato che non lascia spazio a interpretazioni. Ancor più perplessità suscitano le quarantanove proposte approvate dalla sessione plenaria della Conferenza in cui non trovano spazio le idee di chi immagina un’Unione europea differente da quella attuale. Alcuni punti sintetizzano una visione del futuro dell’Europa non solo discutibile ma che difficilmente rappresenta il sentimento della maggioranza dei cittadini europei.

    Religione e radici cristiane Nelle cinquantasei pagine del documento non c’è nessun riferimento alle radici cristiane. Non solo le parole «cristianesimo», «cristiano», «cristiani» non sono presenti nell’intero documento né tanto temo il tema della cristianofobia ma nemmeno la parola «religione» è mai utilizzata. Segno di una visione del futuro dell’Europa totalmente secolarizzata.

    Natalità Il tema della natalità, una delle principali emergenze dell’Europa, viene affrontato di sfuggita nella proposta numero 15 «transizione demografica» ma non si usano mai i termini «bambino» o «bambini» così come «figlio» o «figli».

    Insetti In compenso, già dal punto due, si pone attenzione alla necessità di «proteggere gli insetti, in particolare quelli autoctoni e gli impollinatori».

    Alimentazione Oltre a proporre «un regime alimentare basato sui vegetali per ragioni di protezione del clima e tutela dell’ambiente», si suggerisce di tassare «gli alimenti trasformati non sani» e «istituire un sistema di valutazione a livello europeo per gli alimenti trasformati», ovvero il Nutriscore.

    Ambiente Il tema dell’ambiente viene utilizzato per accentrare il potere di Bruxelles a discapito degli Stati nazionali, non a caso si propone di «rafforzare il ruolo e l’azione dell’Ue nel settore dell’ambiente e dell’istruzione, ampliando la competenza dell’Ue nel settore dell’istruzione, dei cambiamenti climatici e dell’ambiente ed estendendo il ricorso al processo decisionale a maggioranza qualificata su temi ritenuti di interesse europeo, come l’ambiente».

    Resilienza La parola ricorre con grande frequenza. Si parla di «resilienza dell’economia», «resilienza all’interno delle regioni», «resilienza globale dell’Europa», «resilienza demografica», «rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento», «incoraggiare la resilienza» in ambito scolastico.

    Famiglia Non si parla mai di famiglia ma di famiglie al plurale, termine che ricorre sette volte, al contrario di «genere» utilizzato ben quattordici volte. Mai usate le parole «mamma» o «madre» e «papà» o «padre», mentre si propone di «intervenire per garantire che tutte le famiglie godano di pari diritti familiari in tutti gli Stati membri. Tali diritti dovrebbero comprendere il diritto al matrimonio e all’adozione».

    Diritti e doveri Addirittura trentanove volte è usata la parola «diritti», trentatré quella «diritto» e zero il termine «dovere», a testimonianza di un’Unione europea sbilanciata a favore dei diritti che non ricorda i doveri sia dei propri cittadini sia di chi arriva da fuori i confini europei.

    Immigrazione Il tema dei migranti e dell’immigrazione è toccato a più riprese con un’attenzione enorme ai diritti dei migranti e al tema dell’integrazione e, mentre si usa l’espressione «immigrazione irregolare», non si menziona la difesa dei confini.

    Libertà di espressione Al punto ventisette si parla di «media, notizie false, disinformazione, verifica dei fatti», un tema particolarmente delicato che si lega alla libertà di parola ed espressione che rischia di essere messa in discussione se si approvasse la proposta di istituire «un organismo dell’Ue incaricato di affrontare e combattere la disinformazione mirata e le ingerenze, migliorando la conoscenza situazionale e rafforzando le organizzazioni di verifica dei fatti e i media indipendenti».


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