“No Sar, no naufraghi, no porto”. L’esperto inchioda la sinistra e le Ong

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A seguito delle parole del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, interpellato dall’Adnkronos, il marittimista Giuseppe Loffreda ha analizzato il comportamento della nave Ocean Viking nei giorni immediatamente antecedenti al suo approdo in Francia, quando autonomamente ha deciso di spostarsi verso le coste transalpine. Una decisione presa “senza fornire alcuna comunicazione né all’Italia né a Malta“, ha sottolineato ieri il ministro.

E proprio questa circostanza ha spinto il marittimista a fare alcune considerazioni: “La nave in Italia rischiava di subire contestazioni conseguenti al non aver rispettato il Codice di condotta italiano firmato dall’armatore di Sos Mediterranee nel 2017, relativamente al mancato rispetto delle condizioni in cui il Sar si sarebbe dovuto svolgere“. Ma non solo, perché proprio in base alle norme italiane, la nave sarebbe potuta “essere sottoposta a ispezione e fermo nel primo porto di sbarco italiano anche per le sue (eventuali, presunte) precarie condizioni tecniche a bordo, come riconosciuto possibile dalla Corte di Giustizia dell’Ue con le sentenze riunite C-14/21 e C-15/21“. Questo perchè, “essendo classificata come ‘supply vessel‘, non è autorizzata ad effettuare operazioni di traffico passeggeri migranti fuori dai casi Sar“.

Considerazioni plausibili, quelle di Loffreda, che nel suo intervento all’Adnkronos ha ribadito come, in linea di diritto, le decisioni prese da Matteo Piantedosi siano legittime: “il governo ha agito in modo corretto su tutta la linea e nel pieno rispetto della normativa nazionale ed internazionale applicabile. Si evince infatti che le navi hanno fatto trasbordi in mare di migranti, quindi, non essendoci stato Search and rescue (Sar) e non essendoci naufraghi è irrilevante parlare di Place of safety (Pos). In poche parole: No Sar, no naufraghi, no Pos“.

Parole che non lasciano spazio di interpretazione quelle di Loffreda e che smontano la polemica pretestuosa della sinistra e delle Ong, che avanzano la pretesa di poter agire a loro piacimento. Anche perché, come ha spiegato il marittimista in ragione delle parole di Piantedosi, “il Pos poteva semmai essere la nave stessa e doveva applicarsi la legge di bandiera. Sul punto, l’informativa conferma che le ‘Linee guida’ dell’Imo, organizzazione internazionale marittima onusiana, affermano che le navi ‘possano essere considerate Luoghi Sicuri Temporanei qualora esse siano in grado di ospitare in sicurezza i sopravvissuti’“.


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