No Time To Die, Bond innamorato, romantico e post #Metoo

Ott 2, 2021

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    Meno cocktail, meno glamour, meno ironia inglese (almeno quella più macha), all’incirca gli stessi muscoli e cavalli motore a disposizione, ma più sentimenti. Mai si era visto un James Bond così intimo, romantico, innamorato melò e post Metoo come in NO TIME TO DIE di Cary Fukunaga, venticinquesimo capitolo e comunque atto finale per Daniel Craig nei panni dell’agente segreto con licenza d’uccidere. Dal 30 settembre è distribuito da Universal.
        Insomma Bond, ormai in pensione, ‘ha imparato la lezione’, è diventato adulto e ha deciso di essere più buono perché l’etica in fondo è meglio dell’estetica.
        Ora facendo una vera ginkana per evitare troppi spoiler, si può dire che in questo film, come da tradizione, c’è ovviamente un super cattivo da sconfiggere, Safin (Rami Malek), alle prese con il solito piano per sterminare l’umanità per vendetta. Ma questa volta l’arma letale, non è affatto una bomba nucleare, ma un virus letale, il progetto Heracles, creato in una sperduta isola dell’Oceano Pacifico, che agisce anche secondo il DNA (la sceneggiatura, va detto, è anteriore al Covid essendo il film pronto da due anni).
        Grande incipit con Madeleine (Léa Seydoux) da bambina alle prese con uno spettrale uomo in maschera bianca (da teatro N? giapponese) venuto a casa sua per uccidere il padre, membro della Spectre. Poi grande salto temporale con Madeleine adulta per le strade d’Italia, felice e innamorata nella storica Aston Martin di Bond, la Db5 super-accessoriata degli anni Sessanta, che chiede a uno 007 super rilassato, una cosa impossibile anche solo da concepire, quella di andare più veloce.
        Poi ovviamente nel film di Fukunaga tutto si accelera – le scene d’azione spettacolari e rumorose, sono il vero elemento di continuità di questo singolare 007 – e si passa così a Santiago de Cuba, dove la Spectre sta tenendo una sorta di convention della malavita. A Cuba, Bond si incontra poi con il vecchio collega della CIA Felix Leiter (Jeffrey Wright) e con Paloma (Ana de Armas), agente stagista, strizzata in vestito nero da cocktail e molto disponibile, ma niente sesso con il redento 007.
        E ancora niente sesso, nè alcuna seduzione quando Craig incontra Nomi (Lashana Lynch), emergente agente dell’MI6 a cui è stato assegnato il nome in codice di 007. Potrebbe essere lei il prossimo James Bond? Altamente improbabile, come si capisce subito.
        La storia principale, quella tra Craig e la Seydoux, ormai separati da cinque anni, ma sempre innamorati, ha un inaspettato cupido: Ernst Stavro Blofeld (Christoph Waltz) che vive in una cella imbottita a Londra come un Hannibal Lecter più pazzo che mai. Madeleine infatti, in quanto psichiatra, è una delle poche persone che ha accesso a Blofeld, ed è proprio lì che incontra di nuovo Bond che, tra l’altro, ha per la prima volta un serrato faccia a faccia con il cattivo che ha messo dietro le sbarre.
        In questo venticinquesimo capitolo della saga, il più politicamente corretto, da rivelare anche una novità non da poco: l’ingresso tra gli sceneggiatori, sembra voluto da Craig in persona, di Phoebe Waller-Bridge, penna molto al femminile di serie tv cult come KILLING EVE e FLEABAG. (ANSA).
       


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