“Non condannerà mai il fascismo”. L’ultima bufala sulla Meloni

Ott 4, 2021

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    Giorgia Meloni è fascista. La sentenza è arrivata, scritta nero su bianco a pagina 11 di Repubblica. Lo sostiene la politologa Sofia Ventura. Che aggiunge un altro verdetto: “La leader di Fdi non condannerà mai il fascismo” perché “quella è la sua dimensione esistenziale, l’intelaiatura del suo partito è ancora quella da ex Msi”. In realtà, la Meloni ha spesso biasimato il regime e precisato la sua posizione in merito, ma evidentemente a sinistra non lo ricordano. O fanno finta. O, ancora peggio, non basta. Il marchio è indelebile e sovrasta ogni parola, ogni fatto, ogni dichiarazione pubblica. E allora ogni attacco, ogni critica e ogni riflessione viene sminuita e diventa povera di senso.
    C’è una lettera, che si può trovare facilmente in rete, datata 2008, che basterebbe da sola a schiarire le idee dei detrattori della Meloni. All’epoca quest’ultima era ministro delle politiche giovanili nonché leader storica di Azione Giovani e il monito che rivolgeva ai giovani di Alleanza Nazionale era limpido e cristallino:

    Non cadete nel tranello. Siamo stati e restiamo gente che crede nella libertà, nella democrazia, nell’uguaglianza e nella giustizia. Siamo quelli che ogni giorno consumano i migliori anni della propria gioventù per difendere questi valori, al punto che se oggi qualcuno si mettesse in testa di reprimerli (come avviene in Cina, a Cuba o in altre parti del mondo) noi li difenderemmo con la vita. Sono i valori sui quali si fonda la nostra Costituzione e che sono propri anche di chi ha combattuto il fascismo”. Non sono parole che si prestano a fraintendimenti. La Meloni continuava: “Certo, c’è stato anche un antifascismo «militante» in nome del quale sono stati uccisi presunti fascisti e anche antifascisti, sono stati infoibati vecchi, donne e bambini, sono stati eliminati ragazzi di sedici anni che avevano come unica colpa quella di far parte della nostra organizzazione. Certo, ancora oggi, in nome dell’antifascismo «militante» ad alcuni di noi viene impedito di andare a scuola, all’università, al cinema. Si tratta della mia obiezione ed è la stessa di Gianfranco Fini che, ad Atreju, ha operato questa distinzione, parlando di un antifascismo democratico e uno non democratico, ovvero di una parte di questo fenomeno nei cui valori ci riconosciamo e di un’altra parte le cui gesta sono distanti anni luce dai principi nei quali crediamo (e nei quali dovrebbe credere anche l’altro antifascismo). Noi rifiutiamo ogni forma di violenza, oppressione e intolleranza. Gianfranco Fini ha operato questa distinzione senza soffermarcisi perché voleva che il suo giudizio sul fascismo fosse chiaro, netto, definitivo. Sapeva che molti di noi sarebbero stati feriti da questo atteggiamento, ma non ha voluto blandirci come fossimo ragazzini inconsapevoli. Sapeva di avere davanti gente piena di dignità, giovane e matura nello stesso tempo. Ed è quello che siamo. E allora guai a offrire pretesti a una sinistra terrorizzata dall’impossibilità di utilizzare ancora contro di noi quella carta jolly rappresentata dall’accusa di fascismo. Guai a farci mettere ancora sotto accusa da chi, per storia, ha decisamente poche lezioni da offrire. Così da poter essere finalmente noi a chiedere conto del perché, ancora oggi, non una parola di solidarietà venga spesa dai sedicenti democratici quando i ragazzi di Ag vengono aggrediti o le loro sedi date alle fiamme. E adesso, per favore, basta. Basta con questa storia del fascismo e dell’antifascismo. Mi rivolgo a tutti, dentro e fuori da Azione Giovani, dentro e fuori da An, dal Pdl, da Montecitorio, dalla politica italiana intera. Pietà! Siamo nati a ridosso degli anni ’80 e ’90, siamo tutti protesi anima, cuore e testa nel nuovo millennio. Dobbiamo respingere insieme questo tentativo di rinchiudere quella meravigliosa gioventù che svolgeva poche ore fa la più grande manifestazione giovanile d’Italia in uno spazio angusto di quasi cento anni or sono. Ragazzi, stiamo vincendo e questo non va giù a una sinistra sempre più priva di risposte concrete e suggestioni efficaci. Che ha completamente perso il contatto con la nostra generazione e ora cerca di costringerci all’interno di una galera civile per evitare che il nostro amore possa continuare a contagiare altri giovani italiani. Non ne posso più di parlare di fascismo e antifascismo, e non intendo farlo ancora. Voglio fare altro, occuparmi di questo presente e di questo futuro. Come ognuno di voi, voglio fare politica nell’Italia di oggi, per dare una speranza all’Italia di domani. Tutto il resto è noia“.

    La missiva è emblematica e dovrebbe aiutare a valutare il soggetto politico Meloni con occhi diversi e senza la lente di ingrandimento del fascismo come unico punto focale. Un conto è analizzare la base e la classe dirigente del partito Fratelli d’Italia che è innegabile che abbia un substrato culturale e politico legato al Msi anche, ma non solo, per questioni anagrafiche. Un altro conto è affermare, neanche troppo velatamente, che la Meloni per proprietà transitiva abbia difficoltà a condannare il fascismo e quindi in qualche modo ne sia una estimatrice. Perché questo è mistificare la realtà.

    Tanto per citare un altro esempio di presa di distanze dal regime, il 20 marzo 2016 la leader Fdi, all’epoca candidata sindaco a Roma, affermava: “Io sono di destra. Non voglio essere giudicata per niente che sia dell’altro millennio, è un tema che non mi interessa. Io sono nata nel 1977, non sono mai stata fascista. Ma quando guardo piazza Venezia invece di pensare al Duce, come crede lei, penso agli automobilisti che impazziscono perché quando piovono due gocce su dei sampietrini che non sono mantenuti la gente si fa male“.

    Concetti ripetuti anche nel febbraio del 2018 alla trasmissione PiazzaPulita: “Almirante è una della grandi personalità che hanno fatto la storia della destra nell’Italia repubblicana. Io non sono fascista, l’antifascismo che ho conosciuto io e che è stato usato contro di me l’ho visto un paio di giorni fa a Livorno, dove c’era gente che mi ha sputato addosso. Ho conosciuto l’antifascismo politico non storico. Mi sono rotta le palle, vorrei parlare di programmi, dei problemi degli italiani, non ho nulla di cui farmi perdonare, ho dato qualche lezione di democrazia al Pd, per favore parliamo di questo“. Anche queste sono parole che poco si prestano ad ambigua comprensione. Eppure, ciclicamente, le accuse di fascismo ricompaiono, come se nulla fosse stato scritto e nulla fosse stato detto.


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