“Non credo a un passo indietro di Putin. Se lo facesse perderebbe di autorità”

Mag 7, 2022

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    Sergio Romano, storico ambasciatore che ha operato anche a Mosca, a tutto campo sulla guerra in Ucraina e sugli equilibri internazionali.

    Ambasciatore, la linea di Biden è troppo dura?

    «Non mi pare che Biden stia prendendo posizioni chiare. Non ha grandi esperienze e non ha vissuto la Guerra fredda. Biden non ha partecipato alla formazione di quella classe politica. In un certo senso, sta andando a scuola».

    Qualcuno inizia a rimpiangere Trump.

    «No, Trump non era prevedibile. Trump è piaciuto a chi voleva mettere in discussione alcuni principi caratteristici degli anni precedenti, con il sovranismo e le forti critiche alla democrazia».

    Sulla posizione dell’Unione europea?

    «Per l’Ue è difficile prendere una posizione chiara in questa vicenda. Esistono Paesi che vedono in questa storia la possibilità di ridurre il potere della Russia, che è sempre stata considerata, non dall’Italia, quasi come una potenza in grado di sfoderare la spada. Parlo degli ex satelliti dell’Urss, quindi Polonia, Repubblica Ceca e così via. Nazioni che sono entrate nella Nato e nell’Ue con grande entusiasmo».

    L’Ungheria ha un’altra linea.

    «Sì, fa eccezione. Perché il rapporto tra Orban e Putin è positivo. In generale, però, i Paesi che appartenevano al blocco sovietico non ci vogliono rientrare. L’Ungheria ha rapporti con la Cina, che ha a sua volta rapporti molto cordiali con la Russia. Parliamo di Stati non democratici e molto caratterizzati dalla personalità dei loro leader».

    L’incontro di Pratica di Mare ha svolto un ruolo di pacificazione. Si dice che la Guerra fredda sia finita all’epoca.

    «Certo, pure tenendo in considerazione il contesto storico. L’Italia, e non solo, pensava che occorresse stabilire relazioni positive con la Russia. Anzi, eravamo molto felici che la Guerra fredda stesse finendo perché potevamo fare con la Russia quanto non ci era consentito prima».

    Vladimir Putin non incontrerà papa Francesco.

    «Putin è un nazionalista che promette di ridare al Paese la centralità internazionale avuta durante la Guerra fredda, quando nulla sarebbe passato senza un’intesa con la Russia. Per questo, ha usato il grande argomento della Chiesa ortodossa, che è una componente centrale dell’autorità della Russia nel mondo. La Chiesa ortodossa ha aiutato la Russia e la Russia ha aiutato la Chiesa ortodossa. Un nazionalista russo gioca la carta religiosa con naturalezza».

    Che cosa pensa di Zelensky?

    «Non lo conoscevamo e siamo stati molto sorpresi. Era un comunicatore televisivo di successo. Adesso è lì e non possiamo ignorarlo, ma non saprei dire quali siano le sue carte e come voglia giocarle».

    Come proseguirà la guerra?

    «Finché Putin continuerà a promettere di ridare prestigio alla Russia non farà passi indietro. Se lo facesse, perderebbe quanto è riuscito ad accumulare in termini di autorità. Non stiamo parlando di un politico che ha un capitale accumulato in un trentennio ma di una persona che ha riempito un vuoto di potere».


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