“Non è concordato”. Il M5S si spacca sul termovalorizzatore

Mag 9, 2022

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    Le divisioni all’interno del Movimento 5 Stelle ormai sono all’ordine del giorno. Una costante che connota gli sviluppi della politica italiana e che di certo non lascia sorpresi. Ora le spaccature iniziano a emergere anche sul fronte ambientale che, almeno fino a questo momento, sembrava essere un blocco compatto. Evidentemente non è così: i grillini sono riusciti nell’impresa di mettere in luce le prime divergenze per quanto riguarda la realizzazione del termovalorizzatore a Roma, un’iniziativa annunciata dal sindaco Roberto Gualtieri che ha da subito incassato l’opposizione della galassia pentastellata.

    Il “no” dei grillini

    I gruppi del Movimento 5 Stelle e della Lista Civica Raggi hanno annunciato l’avvio di una raccolta firme per bloccare il termovalorizzatore nella Capitale, dicendosi pronti anche a un’azione legale: “Il nostro ‘no’ all’inceneritore è netto e irreversibile“. La raccolta di firme è partita nella giornata di ieri, ma nel frattempo si sta studiando un’azione legale nei confronti del Campidoglio finalizzata a mettere il bastone tra le ruote alla nascita “dell’inceneritore da 600 mila tonnellate“.

    Si tratta di un argomento che nei giorni scorsi ha assunto un’importanza politica non indifferente, visto che i 5 Stelle non hanno votato il decreto Aiuti in Consiglio dei ministri. Il punto della discordia è stata la norma straordinaria per attribuire più poteri al sindaco di Roma, che per i grillini rappresenta un’occasione che potrebbe spianare la strada al termovalorizzatore. Invece il M5S resta contrario e intende fermare il progetto annunciato dal primo cittadino della Capitale.

    La spaccatura nel M5S

    Tuttavia nel Movimento c’è chi dissente e si sfila dalla battaglia annunciata in Campidoglio. È il caso della grillina Roberta Lombardi, che nei fatti ha sconfessato l’iniziativa annunciata dalla Lista Civica Raggi: l’assessore alla Transizione ecologica in Regione Lazio all’Adnkronos ha parlato di “iniziativa non concordata“. E ha colto l’occasione per lanciare un frecciatina con parole pungenti: “C’è chi vuole essere ricordato per il no e basta e c’è chi lavora per il sì al futuro“.

    La lite con il Pd

    Questo è l’ennesimo ostacolo per Giuseppe Conte, che dovrà sbrogliare i nodi interni e non solo: in gioco ci sono i rapporti con il Partito democratico e la futura alleanza in chiave nazionale. Nel corso del Consiglio dei ministri infatti sarebbe andato in scena un duro scontro tra il M5S e il Pd: i dem avrebbero chiesto ai grillini di non votare la singola norma anziché non votare l’intero provvedimento, ma alla fine i 5 Stelle hanno scelto di adottare la linea rigida. “La pazienza di Draghi, quella di Gualtieri, e del Pd. Giobbe ce spiccia casa“, è stato il commento di Filippo Sensi del Partito democratico.


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